Discorsi Fotografici

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Discorsi Fotografici nasce dall’esigenza di creare uno spazio di informazione, confronto e approfondimento dedicato alla fotografia. Da fotografo a fotografo, il podcast attraversa cultura dell’immagine, tecnica, attrezzatura, libri, mostre, progetti e trasformazioni del mondo fotografico, mettendo in dialogo professionisti, autori, studiosi e appassionati. Interviste, conversazioni e approfondimenti per parlare di fotografia non soltanto attraverso gli strumenti con cui vengono realizzate le immagini, ma attraverso le idee, le esperienze e le storie di chi le produce. Discorsi Fotografici è uno spazio aperto a chi vive la fotografia come professione, passione, linguaggio e forma di conoscenza.

  1. Aug 10

    Fotobar agosto 2026: Sony FX5 e RX10 V, AI e fotografia retro

    In questa puntata del Fotobar: - Sony FX5 – La nuova Cinema Line di Sony, tra sensore full frame stacked, Open Gate, RAW interno e caratteristiche derivate dalle cineprese professionali. - Sony RX10 V – Il ritorno della bridge premium Sony con sensore da 1", zoom ZEISS 24–600 mm, raffica fino a 30 fps e autofocus evoluto. - Insta360 GO 3S Retro Bundle – Una action cam che si trasforma in una minuscola fotocamera dal gusto rétro e invita a riscoprire un modo più istintivo di scattare. - Il notebook giusto per fotografi – RAM, CPU, GPU, display e mobilità: quali caratteristiche servono realmente per fotografia e video editing e quali rischiano di essere soltanto un costo inutile. - Peak Design Field Bracket – La staffa a L diventa modulare e prova a risolvere alcuni dei problemi tradizionali nell'accesso a porte, cavi e accessori. - Adobe Project Indigo e AI Playground – L'intelligenza artificiale entra nel momento dello scatto con Photo Guidance, analizzando composizione, luce e disposizione del soggetto. - Può un'AI insegnarci a fotografare? – Un assistente può suggerire una fotografia tecnicamente migliore, ma sensibilità e intenzione rimangono delegabili? - RJ Decker – Nella serie crime con Scott Speedman un ex fotoreporter diventato investigatore continua a utilizzare la fotografia durante le sue indagini. - Fujifilm X-T6 – Le prime indiscrezioni e una riflessione sul possibile futuro delle linee X-T e X-H. ##### ##### Al microfono: Federico Emmi e Francesco Carlini. ##### ##### Leggi gli articoli del nostro Magazine: https://magazine.discorsifotografici.it Seguici su Facebook: https://www.facebook.com/discorsifotografici Seguici su Instagram: https://www.instagram.com/discorsifotografici/ Scrivici a: info@discorsifotografici.it

    Fotobar agosto 2026: Sony FX5 e RX10 V, AI e fotografia retro
  2. Jul 26

    Oltre la Tecnica: Raccontare il Cinema con la FUJIFILM GFX ETERNA 55

    In questa puntata scopriamo la FUJIFILM GFX ETERNA 55 da due prospettive diverse ma complementari: da una parte il prodotto, il progetto tecnologico e il suo posizionamento nel mondo della produzione cinematografica professionale; dall’altra le immagini, gli autori e le forme culturali attraverso cui quella stessa tecnologia può essere raccontata e messa alla prova. La prima intervista è dedicata alla videocamera, alle sue caratteristiche, al sensore large format, al rapporto con la tradizione cinematografica di Fujifilm, alla cultura del colore, alla pellicola ETERNA e al posizionamento di un sistema destinato alla produzione professionale. La seconda sposta invece l’attenzione dalla macchina alle immagini che può contribuire a produrre. Parleremo infatti di Dove sono mamma e papà? Left Alone, cortometraggio diretto da Fabio Rao e la fotografia del premio Oscar Mauro Fiore, nato attorno alla GFX ETERNA 55 ma concepito non come una semplice dimostrazione tecnica o come un tradizionale contenuto pubblicitario, bensì come un’opera dotata di una propria autonomia narrativa e visiva. Queste due interviste, diverse, ma complementari, raccontano l’ingresso di Fujifilm nel mondo delle videocamere cinematografiche professionali: da una parte il prodotto, il progetto industriale e le possibilità tecniche; dall’altra una forma di promozione meno direttamente commerciale, che affida lo strumento a un regista, a un direttore della fotografia e a una troupe, lasciando che siano le immagini e il racconto a mostrarne le qualità. Il punto di incontro tra le due conversazioni è proprio questo: capire che cosa accade quando un’azienda che ha costruito una parte fondamentale della propria identità sulla pellicola, sul colore, sulle ottiche e sulla cultura fotografica decide di entrare direttamente nella produzione cinematografica, non soltanto mettendo a disposizione una nuova tecnologia, ma interrogandosi anche sulle storie, sugli autori e sui progetti culturali attraverso cui quella tecnologia può essere conosciuta. Francesco Spisti, Global Sales & Marketing Manager di Fujifilm Europe, ci accompagna alla scoperta di GFX ETERNA 55, delle sue caratteristiche tecniche, del rapporto con la storica pellicola ETERNA e della visione con cui Fujifilm entra in un segmento specifico e già fortemente competitivo del mercato cinematografico professionale. Dopo aver conosciuto la videocamera e il progetto tecnologico che la sostiene, passiamo alle immagini che con quella videocamera sono state realizzate. Con Silvia Carapellese, Content Marketing Specialist di Fujifilm Italia, parliamo di Dove sono mamma e papà? Left Alone, del coinvolgimento del regista Fabio Rao e del direttore della fotografia Mauro Fiore e del tentativo di costruire una forma di comunicazione nella quale la promozione del prodotto non prevalga sull’autonomia del racconto. Buon ascolto! Leggi gli articoli del nostro Magazine: https://magazine.discorsifotografici.itSeguici su Facebook: https://www.facebook.com/discorsifotograficiSeguici su Instagram: https://www.instagram.com/discorsifotografici/Scrivici a: info@discorsifotografici.it

    Oltre la Tecnica: Raccontare il Cinema con la FUJIFILM GFX ETERNA 55
  3. Jul 12

    Ettore Scola. Non ci siamo mai lasciati – Intervista a Silvia Scola

    Nel film La terrazza c’è una frase che sembra attraversare silenziosamente tutta la mostra romana dedicata a Ettore Scola: «Quella sera del 1965 non sapevamo che ci stavamo preparando dei ricordi». È difficile non pensarci entrando nelle sale dove disegni, appunti, fotografie, sedie di legno, materiali preparatori e frammenti di cinema ricompongono non soltanto il percorso di uno dei più grandi registi italiani, ma soprattutto un modo di guardare gli esseri umani e il loro tempo. La mostra evita infatti il rischio più facile quando si racconta un autore così amato: trasformarlo in un monumento immobile. Al contrario, quello che emerge è uno sguardo ancora vivo, capace di parlare del presente attraverso le sue contraddizioni, le sue malinconie, i suoi spazi urbani, i suoi margini sociali e quella capacità di osservare gli individui senza giudicarli mai completamente. I disegni non appaiono come semplici materiali laterali o curiosità d’archivio, ma come parte integrante di un metodo di osservazione del mondo. Così come Roma non è mai soltanto una città di sfondo, ma un organismo che condiziona i personaggi, e il cinema non è soltanto racconto, ma esperienza collettiva, fisica, popolare. Con Silvia Scola abbiamo provato allora a partire dalla mostra per parlare non solo del regista, ma dell’eredità di uno sguardo che continua a interrogare il presente: il rapporto fra memoria e cinema, il modo in cui osserviamo gli esseri umani, la perdita della dimensione collettiva della sala e ciò che oggi, forse, manca al nostro modo di raccontare il mondo. Buon ascolto! Leggi gli articoli del nostro Magazine: https://magazine.discorsifotografici.itSeguici su Facebook: https://www.facebook.com/discorsifotograficiSeguici su Instagram: https://www.instagram.com/discorsifotografici/Scrivici a: info@discorsifotografici.it

    Ettore Scola. Non ci siamo mai lasciati – Intervista a Silvia Scola
  4. Jul 5

    L’identità riflessa: Ray Banhoff e il progetto “Supersosia”

    In questo nuovo appuntamento con il podcast di Discorsi Fotografici andiamo alla scoperta di uno dei progetti più particolari e sfaccettati del panorama fotografico recente: “Supersosia” di Ray Banhoff, presentato in occasione dell’edizione 2025 del festival Cortona On The Move. Il lavoro di Banhoff, tornato recentemente al centro dell’attenzione pubblica, si sviluppa attorno a una profonda riflessione sull’identità, sull’omologazione sociale e sulla necessità di evasione attraverso la messa in scena di sé. Lontano dall’essere una semplice catalogazione di sosia e imitatori, il progetto esplora come la finzione possa diventare il mezzo per far emergere la parte più autentica e libera delle persone coinvolte. L’autore descrive il proprio approccio come un “lavoro di accumulo” seriale, nato inizialmente senza una struttura predefinita, ma guidato da una “morbosa curiosità verso le persone” e verso gli spazi domestici che ne riflettono le esistenze. È solo in un secondo momento, analizzando la ricorrenza delle immagini raccolte in un hard disk, che Banhoff ha riconosciuto i contorni di una vera e propria ricerca fotografica, successivamente strutturata integrando ritratto e scrittura. “Supersosia” mette in luce una contraddizione della società contemporanea che, pur esaltando a parole la diversità, tende nei fatti a premiare il consenso e l’omologazione. In questo contesto, incarnare un mito – che si tratti di Vasco Rossi, Elvis Presley o Freddie Mercury – non rappresenta una rinuncia alla propria individualità, bensì un atto di liberazione dalle regole familiari e sociali. Il sosia sfrutta il repertorio di gesti ed emozioni legato a un personaggio celebre per comunicare qualcosa di intimamente proprio, trasformando la somiglianza in un linguaggio biografico profondo e talvolta doloroso. Buon ascolto! Leggi gli articoli del nostro Magazine: https://magazine.discorsifotografici.itSeguici su Facebook: https://www.facebook.com/discorsifotograficiSeguici su Instagram: https://www.instagram.com/discorsifotografici/Scrivici a: info@discorsifotografici.it

    L’identità riflessa: Ray Banhoff e il progetto “Supersosia”
  5. Jun 23

    Gli Anni del Prog: Il Docufilm di Pierfrancesco Campanella

    Puoi sostenere Discorsi Fotografici destinandoci il tuo 5×1000. Nella dichiarazione dei redditi firma nel riquadro “Sostegno degli Enti del Terzo Settore iscritti nel RUNTS” e inserisci il codice fiscale 92026180585. Per te non ha alcun costo, per noi è un aiuto importante. Il regista Pierfrancesco Campanella, da sempre legato alle atmosfere inquiete del giallo e del thriller italiano (noto per pellicole come Bugie rosse e Cattive inclinazioni), torna dietro la macchina da presa per firmare un’opera documentaristica intitolata Gli anni del Prog. Il lavoro punta a squarciare la nebbia di una stagione musicale complessa e strutturata, definita in partenza come “una materia fumosa e impenetrabile”. Al centro del documentario non c’è solo la memoria storica dei grandi festival dell’epoca – come quelli di Villa Pamphili – o il fascino analogico di strumenti iconici come Mellotron, Moog e delle copertine d’autore. Emerge, invece, un profondo paradosso culturale: come ha potuto una musica complessa, basata su tempi dispari e suite di venti minuti, trasformarsi in un fenomeno di massa capace di imporsi persino nelle borgate? Inoltre, l’opera indaga il legame sotterraneo che unisce la tensione del cinema noir alle sperimentazioni oscure di gruppi come i Nuova Idea o gli Area. In un presente dominato da una fruizione musicale usa e getta ridotta a pochi pixel sullo smartphone, il documentario compie una scelta radicale: azzera del tutto l’uso di videoclip o brani originali. La narrazione è affidata esclusivamente alla parola e al carisma di giganti della scena musicale dell’epoca come Nico Di Palo, James Senese, Claudio Simonetti, e alla rievocazione di un’epoca in cui la musica sapeva essere un “mitra contro il sistema”, prima della sua presunta sentenza di morte arrivata nel 1978 con l’avvento del punk e della disco music. Gli anni del Prog si propone quindi come un’indagine culturale profonda e necessaria. Buon ascolto! Leggi gli articoli del nostro Magazine: https://magazine.discorsifotografici.itSeguici su Facebook: https://www.facebook.com/discorsifotograficiSeguici su Instagram: https://www.instagram.com/discorsifotografici/Scrivici a: info@discorsifotografici.it

    Gli Anni del Prog: Il Docufilm di Pierfrancesco Campanella
  6. Jun 16

    Sony A7R VI, Canon EOS R6 V e Panasonic Lumix L10: il mese che ha risvegliato la fotografia

    Puoi sostenere Discorsi Fotografici destinandoci il tuo 5×1000. Nella dichiarazione dei redditi firma nel riquadro “Sostegno degli Enti del Terzo Settore iscritti nel RUNTS” e inserisci il codice fiscale 92026180585. Per te non ha alcun costo, per noi è un aiuto importante. Dopo un inizio d’anno piuttosto prudente, il mercato fotografico si è improvvisamente risvegliato, concentrando nel giro di pochi giorni una serie di novità capaci non soltanto di aggiornare le specifiche tecniche, ma anche di raccontare le diverse direzioni verso cui si stanno muovendo i principali produttori. In questa nuova puntata di PhotoBar, Federico Emmi e Francesco Carlini partono dalla Sony A7R VI, una fotocamera che unisce l’elevata risoluzione della serie R a una velocità che sembrava riservata ai modelli sportivi, per interrogarsi sui confini sempre più sottili tra le diverse linee del catalogo Sony e sulle differenze, spesso invisibili nelle schede tecniche, che continuano a separare una macchina destinata agli appassionati da una vera ammiraglia professionale. Il confronto prosegue con la Canon EOS R6 V e con una domanda che riguarda l’intero settore: dopo avere contribuito, con la EOS 5D Mark II, alla nascita della moderna fotocamera ibrida, Canon sta tornando a distinguere il mondo della fotografia da quello del video oppure sta semplicemente sviluppando strumenti più specializzati, pensati per professioni e modalità produttive ormai profondamente cambiate? Al centro della puntata anche la nuova Panasonic Lumix L10, compatta ad alte prestazioni che recupera il piacere di fotografare attraverso formati, LUT personalizzabili e controlli diretti, proponendo una filosofia nella quale la tecnologia non serve soltanto a ottenere immagini tecnicamente migliori, ma anche a rendere l’esperienza più libera, creativa e divertente. Dalle fotocamere si passa quindi alla cultura fotografica, con la nuova scuola online e gratuita di Fujifilm, e infine allo smartphone, attraverso le funzioni di fotografia computazionale presentate da Apple durante la WWDC 2026: strumenti basati sull’intelligenza artificiale che permettono di modificare l’inquadratura e persino la prospettiva dell’immagine, riportando alla memoria esperimenti come quello della Lytro e della fotografia a campo luminoso. Una puntata dedicata alle macchine, dunque, ma soprattutto alle idee che stanno cambiando il nostro modo di scegliere, produrre e osservare le immagini. Leggi gli articoli del nostro Magazine: https://magazine.discorsifotografici.itSeguici su Facebook: https://www.facebook.com/discorsifotograficiSeguici su Instagram: https://www.instagram.com/discorsifotografici/Scrivici a: info@discorsifotografici.it

    Sony A7R VI, Canon EOS R6 V e Panasonic Lumix L10: il mese che ha risvegliato la fotografia
  7. Jun 10

    Roberto Solomita, The Disappearance of Harry Kipper: la fotografia davanti al falso

    Puoi sostenere Discorsi Fotografici destinandoci il tuo 5×1000. Nella dichiarazione dei redditi firma nel riquadro “Sostegno degli Enti del Terzo Settore iscritti nel RUNTS” e inserisci il codice fiscale 92026180585. Per te non ha alcun costo, per noi è un aiuto importante. In questa intervista incontriamo Roberto Solomita, fotografo il cui percorso nasce molto presto, in camera oscura, davanti a un ingranditore aperto dal padre e alla scoperta della fotografia analogica, del bianco e nero, della chimica. Accanto alla fotografia, nella sua vita c’è anche un’altra grande passione, la politica: due modi diversi di stare dentro il mondo, osservarlo e interrogarlo. Da questa relazione nasce una ricerca che non si limita alla forma dell’immagine, ma cerca un rapporto più profondo con il reale, con il discorso pubblico e con ciò che crediamo di vedere. Il cuore della conversazione è The Disappearance of Harry Kipper, progetto che prende le mosse da una beffa mediatica degli anni Novanta ideata nell’orbita di Luther Blissett: la storia di un artista di strada inglese, mai esistito, che avrebbe attraversato il Friuli in bicicletta componendo la parola “ART” attraverso una serie di città e località collegate dal GPS, prima di scomparire misteriosamente. Da questa vicenda falsa ma credibile, Roberto Solomita costruisce una pseudo-documentazione fotografica, mettendo in tensione documento e invenzione, verità e verosimiglianza, testimonianza e immaginazione. Con lui parliamo di fotografia, territorio, media, fake news e del nostro desiderio, spesso inconsapevole, di credere alle immagini. Buon ascolto! Leggi gli articoli del nostro Magazine: https://magazine.discorsifotografici.itSeguici su Facebook: https://www.facebook.com/discorsifotograficiSeguici su Instagram: https://www.instagram.com/discorsifotografici/Scrivici a: info@discorsifotografici.it

    Roberto Solomita, The Disappearance of Harry Kipper: la fotografia davanti al falso

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