Relazioniamoci di Antonio Quaglietta

Antonio Quaglietta

Ricomincio da me è il podcast di evoluzione personale. Un podcast dedicato a chi vuole aumentare consapevolezza e libertà per accrescere il proprio benessere. Un percorso di scoperta per conoscere meglio te stesso ed esprimere il tuo potenziale. Ogni puntata mira a sviluppare i quattro elementi fondamentali per una vita gioiosa: consapevolezza, responsabilità, probelm solving e comunicazione efficace con se e con gli altri. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/relazioniamoci-di-antonio-quaglietta--3209964/support.

  1. Aug 14

    Episodio 403 - Dipendenza emotiva: ostacolo alla felicità

    Cosa vuol dire dipendenza emotiva? In che modo ostacola la nostra felicità? La dipendenza emotiva ci procura una grande sofferenza. Per poter capire la dipendenza bisogna partire da un punto: la dipendenza emotiva nasce da un conflitto interno, da due forze che tirano in due direzioni opposte. Queste forze appartengono entrambe a noi, ma noi non siamo uno, con un'unica volontà, un'unica direzione, ma siamo fatti di diverse parti. Abbiamo, innanzitutto, una parte bambina e una adulta. La parte bambina è dipendente, impotente e centrata sul voglio: il bambino dipende dai genitori, da chi si occupa di lui, per il cibo, la protezione, per il piacere e per la sopravvivenza in generale. Ha bisogno di ricevere, più che di dare. L’adulto, invece, è interdipendente, responsabile e ha un equilibrio tra il dare e il ricevere, riesce a comunicare in modo assertivo; siamo tanto più adulti quanto più in una relazione abbiamo equilibrio, riusciamo a stabilire e mantenere confini, siamo in grado di scambiare e sappiamo cedere, essere flessibili, quando necessario. Quando siamo nella parte bambina abbiamo una serie di convinzioni, alcune delle quali sono limitanti. Una delle convinzioni più forti che la parte bambina sostiene è “io non posso da solo”. Se questa convinzione è fondata per il bambino, poiché dipende davvero dall’altro, non lo è per l’adulto. Questa potentissima convinzione dà vita al meccanismo della dipendenza emotiva. Vediamone i passaggi fondamentali. *Se non posso da solo, allora cerco una fonte esterna (sbagliata) che mi dia quello che non riesco a procurarmi da solo, ma la fonte esterna non può soddisfare il mio bisogno. *Per questo motivo sperimenterò un bisogno insoddisfatto e questo diventerà sempre più urgente: avrò la necessità sempre più impellente di risolvere e soddisfare il mio bisogno, quindi inizierò ad utilizzare la compiacenza per raggiungere il mio scopo. *Inizio a perdere di vista me stesso, inizio a dire sempre si, tradisco me stesso e confermo la convinzione che da solo non posso e non riesco a farcela. La parte bambina è disperata e cerca speranza nel fatto che sia l’altro a soddisfare i bisogni e cresce la compiacenza. *Questo significa che inizio a forzare la relazione. Ci sono diversi modi per forzare la relazione; ognuno trova un modo per poterlo fare: resistenza passiva (sto là, resisto ma non mi arrabbio), dispetti, mi raffreddo, intimidazione, rifiuto di cooperare, aggressione….sono tutte modalità di comunicazione violenta. Tutte queste modalità hanno un unico obiettivo: l’altro deve darmi ciò di cui io ho bisogno. *Ma se io forzo, l’altro scappa. *Se l’altro scappa io provo rabbia verso l’altro che non soddisfa il mio bisogno e nasce in me un desiderio di vendetta: il conflitto diventa sempre più grande e io comincio ad entrare in un meccanismo di odio-amore; ti odio perché non soddisfi i miei bisogni, ma non riesco a fare a meno della tua approvazione. *Quindi mi sento in colpa perché provo sentimenti negativi e mi sto svalutando, e sento confusione perché non so più se ho diritto all’amore, al piacere, non so se merito di ricevere ciò che desidero. *Quindi aumenta il dubbio e la confusione dentro di noi, ma più aumenta il dubbio, più sentiamo di aver bisogno di conferme esterne, che ricerchiamo nella fonte sbagliata. E questo ci toglie tanta energia e ci provoca enorme sofferenza. Che fare per uscirne? Innanzitutto occorre aprire gli occhi, accorgerci della dipendenza emotiva. Quindi renderci conto del fatto che la fonte giusta per soddisfare i nostri bisogni è dentro noi stessi. Questo non vuol dire non stare in relazione. Ma solo se ci curiamo di noi, se ci occupiamo anche delle nostre parti bambine, riusciamo ad avere relazioni adulte e sane. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/relazioniamoci-di-antonio-quaglietta--3209964/support.

    Episodio 403 - Dipendenza emotiva: ostacolo alla felicità
  2. Aug 7

    Episodio 402 - Come parlare a se stessi: il dialogo interno consapevole

    Passiamo la vita a parlare con noi stessi, ma quasi sempre lo facciamo in "pilota automatico". Imparare a guidare il proprio dialogo interno significa scegliere consapevolmente dove direzionare i propri pensieri. Ma cos'è davvero il dialogo interno? Pensare significa fondamentalmente tre cose: parlare a se stessi, evocare immagini o ascoltare sensazioni corporee (come quando ci soffermiamo su uno stato d'animo). La nostra mente è costantemente in funzione: abbiamo sempre una voce in testa e non possiamo smettere di pensare. La vera differenza sta nel modo in cui ci mettiamo in relazione con questi pensieri, muovendoci tra due stati principali: Lo stato identificativo (Il pensiero automatico) In questo stato ci identifichiamo completamente con la voce nella testa, scambiando i pensieri per la realtà oggettiva. È una sorta di "mente torturatrice" che commenta senza sosta tutto ciò che accade. Le caratteristiche: I pensieri automatici sono ripetitivi, involontari e quasi sempre negativi. Non ci rendiamo conto che sono solo singole parti di noi che parlano. Ci limitiamo a subire il flusso.2. Lo stato consapevole (Il vero dialogo interno) Passare al vero dialogo interno significa spostarsi da una reazione automatica a un pensiero consapevole. È un colloquio attivo e lucido tra le varie parti che ci compongono. Quando emergono queste voci interiori, tendiamo a cadere in due estremi sbagliati che generano conflitto interno: la compiacenza (assecondare passivamente la voce negativa e crederle senza riserve) e l'opposizione (cercare di combattere, soffocare o annientare quella voce).Entrambi gli approcci portano allo scontro. Il dialogo, al contrario, è un processo di cooperazione: significa collaborare con le proprie parti interiori per costruire una nuova realtà e una maggiore serenità. Come praticare il dialogo interno? Il primo passo fondamentale per trasformare la mente torturatrice in un'alleata è la presenza: quando senti una voce nella testa, fermati ad ascoltarla senza giudicarla. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/relazioniamoci-di-antonio-quaglietta--3209964/support.

    Episodio 402 - Come parlare a se stessi: il dialogo interno consapevole
  3. Jul 17

    Episodio 399 - Curare l'anima con le parole: come la narrazione ci salva e ci trasforma

    Perchè la mente ha così tanto bisogno di storie? Non siamo fatti solo di biologia, siamo fatti di significati. Quando soffriamo, la nostra narrazione interna si spezza. Ci sentiamo persi. Raccontarsi significa mettere ordine nel caos. Il potere terapeutico delle fiabe e l'impatto della narrazione in psicologia sono i temi centrali di questo dialogo con il narratore teatrale Claudio Tomaello. In questo video abbiamo esplorato come la riscrittura della propria storia e il passaggio dal ruolo di "attore passivo" a quello di "narratore consapevole" possano diventare strumenti fondamentali per la guarire le relazioni e superare i blocchi emotivi. Claudio Tomaello racconta la sua esperienza personale: in un momento di profonda crisi (con le "ossa sparse"), l'incontro fortuito con una fiaba simbolica (il vecchio che ricostruisce lo scheletro di un lupo e gli ridà vita col canto) ha attivato un processo di guarigione profonda, trasformandosi in una missione etica ed educativa rivolta agli adulti. Perché le Fiabe Curano gli Adulti: a differenza dei bambini, che entrano nella storia in modo innato, gli adulti hanno sovrastrutture mentali. La formula magica "C'era una volta" agisce come un portale extratemporale (il tempo imperfetto come spazio senza tempo) che abbatte le difese razionali, permettendo di accedere direttamente alla dimensione simbolica e inconscia. Quando una persona scrive o ascolta la propria storia, smette di identificarsi in un singolo ruolo (es. la vittima o il carnefice) e acquisisce la visione dell'Aquila. Riconosce così che tutti i personaggi della storia – compreso il "lupo cattivo" – rappresentano parti del proprio mondo interiore e del proprio condominio interno. Le storie iniziatiche e le fiabe si basano sul numero tre (tre fratelli, tre prove, tre colori). Questo perché l'essere umano ha una natura trinitaria e il terzo elemento è la coscienza, l'elemento che permette di superare le polarizzazioni e i conflitti orizzontali. La vita dipende da come ce la raccontiamo. Cambiare la propria narrazione logica e integrarla attraverso i simboli permette di trasformare una ferita primaria in un'opportunità di evoluzione. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/relazioniamoci-di-antonio-quaglietta--3209964/support.

    Episodio 399 - Curare l'anima con le parole: come la narrazione ci salva e ci trasforma
  4. Jul 4

    Episodio 397 - La cura di sé non è egoismo: come imparare ad amarsi

    Prendersi cura di sé non è un atto di egoismo. È l'atto d'amore più grande che possiamo fare per noi stessi e per le nostre relazioni. Esiste, infatti, un malinteso profondo che ci blocca ogni giorno: confondere la cura di sé con l'egoismo. L'egoismo ha a che fare con il danneggiare l'altro per un tornaconto personale. La cura di sé, invece, si muove nella direzione opposta. Non a caso, la stessa tradizione antica ci ricorda di "amare il prossimo tuo come te stesso": non puoi dare agli altri ciò che non dai prima a te. Eppure, continuiamo a ripetere che "non abbiamo tempo" per noi. Il modo in cui gestiamo questo spazio dipende dai nostri stati di coscienza – ovvero da ciò che riusciamo a percepire di noi stessi – e dalle diverse parti psicologiche che convivono dentro di noi. Ognuna di queste parti ha un rapporto diverso con la cura di sé. Nel corso della vita, per proteggerci, abbiamo sviluppato dei meccanismi automatici. Alcune parti di noi hanno letteralmente "imparato a fare a meno" del benessere personale, ognuna a modo suo: *La Crocerossina (Chi sposta la cura): È la parte che attiva la cura solo "in uscita". Si occupa costantemente degli altri per evitare di guardare se stessa.L'Iper-performante (Chi la nega con il fare): È la parte che non riesce a fermarsi perché associa il proprio valore al rendimento. Per questa parte tu vali solo se produci, solo se sei utile. Il concetto stesso di fermarsi a riposare non è previsto dal sistema.L'Evitante (Chi la teme): È la parte che ha paura di fermarsi perché l'ascolto significa avvicinarsi a sé, e avvicinarsi a sé fa paura. C'è il timore inconscio di cosa si potrebbe trovare dentro quel silenzio.L'Indegno (Chi non se lo permette): È quella sfumatura interiore che si sente profondamente inadeguata e non meritevole di attenzioni, amore o riposo.Il Rimandatore: È la parte che riconosce il bisogno, ma usa la scusa del "lo farò dopo/quando avrò tempo", spostando la cura di sé sempre un passo più in là.Tutte queste dinamiche non sono "sbagliate": sono strategie che un tempo ti hanno protetto. Per questo motivo, la soluzione non è fare la guerra a queste parti di te. Ciò che combatti si fortifica; ciò che curi si trasforma. La vera cura di sé non consiste nell'aggiungere un'altra attività stressante alla tua lista di cose da fare, ma nel togliere il comando a queste parti automatiche. Quando senti la resistenza a fermarti, prova a dialogare internamente con la parte che sta prendendo il controllo e chiedile senza giudizio: Da cosa mi stai proteggendo in questo momento? Di cosa hai bisogno per poterti rilassare? Prendersi cura di sé significa accogliere anche queste resistenze. Quando comprendi che l'Iper-performante corre solo per farti sentire amato, o che la Crocerossina cura gli altri per non sentire il proprio dolore, puoi ringraziarle, rassicurarle e riprendere in mano il timone della tua vita. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/relazioniamoci-di-antonio-quaglietta--3209964/support.

    Episodio 397 - La cura di sé non è egoismo: come imparare ad amarsi

Ratings & Reviews

5
out of 5
2 Ratings

About

Ricomincio da me è il podcast di evoluzione personale. Un podcast dedicato a chi vuole aumentare consapevolezza e libertà per accrescere il proprio benessere. Un percorso di scoperta per conoscere meglio te stesso ed esprimere il tuo potenziale. Ogni puntata mira a sviluppare i quattro elementi fondamentali per una vita gioiosa: consapevolezza, responsabilità, probelm solving e comunicazione efficace con se e con gli altri. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/relazioniamoci-di-antonio-quaglietta--3209964/support.

You Might Also Like