Relazioniamoci di Antonio Quaglietta

Antonio Quaglietta

Ricomincio da me è il podcast di evoluzione personale. Un podcast dedicato a chi vuole aumentare consapevolezza e libertà per accrescere il proprio benessere. Un percorso di scoperta per conoscere meglio te stesso ed esprimere il tuo potenziale. Ogni puntata mira a sviluppare i quattro elementi fondamentali per una vita gioiosa: consapevolezza, responsabilità, probelm solving e comunicazione efficace con se e con gli altri. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/relazioniamoci-di-antonio-quaglietta--3209964/support.

  1. 7h ago

    Episodio 410 - Come costruire relazioni sane: la mappa della Meccanica delle Relazioni

    Esistono delle regole che governano le nostre relazioni? Spesso pensiamo che le relazioni debbano essere affidate unicamente all'istinto o al caso, sperando che le cose "funzionino da sole". Ogni dinamica relazionale, invece, segue meccanismi ben definiti. Quando non li conosciamo, finiamo per ripetere gli stessi schemi, soffriamo per incomprensioni evitabili e ci sentiamo bloccati. Quando riflettiamo sul perché una relazione funzioni o scricchioli, tendiamo a cadere in due grandi fraintendimenti. Il primo è la convinzione che le relazioni si fondino unicamente sui sentimenti. L'amore, l'affetto e l'attrazione sono certamente componenti essenziali e vitali, ma non rappresentano le fondamenta strutturali del legame. I sentimenti sono la materia di cui è fatta la superficie, non gli ingranaggi che la muovono. Il secondo errore è l'illusione di relazionarci direttamente con l'altra persona nella sua totalità oggettiva. In realtà, noi non ci connettiamo mai con l'altro in senso astratto: ci interfacciamo costantemente con un sistema dinamico composto da quattro pilastri fondamentali:Attenzione: ciò su cui scegliamo (o sceglie l'altro) di posare lo sguardo, che seleziona e amplifica determinati dettagli del rapporto oscurandone altri.Bisogni: le esigenze profonde, consce o inconsce, che chiedono riscontro e protezione all'interno del legame.Emozioni: le reazioni viscerali e immediate che sorgono di fronte agli eventi della quotidianità condivisa.Convinzioni: le mappe mentali, i pregiudizi e le credenze su noi stessi, sull'altro e su come una relazione "dovrebbe" funzionare.Questi quattro pilastri costituiscono una vera e propria rete interconnessa: non funzionano mai a compartimenti stagni. Ogni volta che si muove una leva, l'intero sistema si riassesta di conseguenza. Se, ad esempio, intervieni sul piano emotivo — aiutando te stesso o l'altro a regolare una carica di ansia o di rabbia —, noterai un cambiamento immediato nelle convinzioni (la percezione del problema diventa meno rigida), nei bisogni (che da difensivi diventano collaborativi) e nell'attenzione (che si sposta dal conflitto alla ricerca di una soluzione). Lo stesso principio vale a catena partendo da qualsiasi altro elemento: cambiare il focus dell'attenzione trasforma le emozioni provate, ricodifica le convinzioni e fa emergere bisogni differenti. Capire questo meccanismo significa smettere di subire le dinamiche di coppia e iniziare a gestirle con consapevolezza: non serve stravolgere la persona che hai di fronte, basta imparare ad agire sul giusto ingranaggio. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/relazioniamoci-di-antonio-quaglietta--3209964/support.

    Episodio 410 - Come costruire relazioni sane: la mappa della Meccanica delle Relazioni
  2. Sep 26

    Episodio 409 - Le tappe del cambiamento

    Quante volte hai deciso di cambiare, un lunedì mattina, e il giovedì eri di nuovo al punto di partenza? Succede perché il cambiamento non arriva in un attimo, con una decisione presa di slancio. Arriva a tappe. C'è il momento in cui il problema ancora non lo vedi, quello in cui lo vedi ma non ti muovi, quello in cui ci provi. E a volte quello in cui torni indietro: anche quello fa parte della strada. Ogni tappa chiede un lavoro diverso. Quindi, prima di chiederti perché non ci riesci, puoi chiederti a che punto sei. Il cambiamento, infatti, non è un evento improvviso, ma un processo graduale che si snoda attraverso tappe ben precise. Comprenderle è fondamentale per trasformare un momento di sofferenza in un'opportunità di crescita e rinascita personale. Ecco le fasi salienti di questo percorso: La presa di coscienza: ascoltare il disagio Il primo passo parte da una domanda fondamentale quanto trascurata: «Come sto davvero?». In questa fase non si parla di patologia o malattia, ma di una percezione sottile e costante: un mal di vivere strisciante, un’insoddisfazione di fondo, la mancanza di stimoli o un faticoso rapporto con se stessi. È la condizione in cui smettiamo di dirigere la nostra vita e iniziamo semplicemente a "farci vivere" dalla routine.La rottura degli automatismi: superare la normalizzazione Il secondo momento cruciale richiede di rifiutare le risposte comode e scontate — quelle giustificazioni automatiche che servono solo a mantenere inalterato lo status quo. Il vero nemico del cambiamento è la normalizzazione: abituarsi al proprio stare male facendolo sembrare inevitabile. Rinunciare alle scuse significa scardinare il sistema che ci tiene bloccati.Il punto di svolta: il segnale del corpo Quando il disagio supera la soglia di tolleranza, la mente e il corpo reagiscono. La comparsa di sintomi specifici (come ansia o attacchi di panico) non va letta come un fallimento, ma come un messaggio d'emergenza. È il modo in cui il nostro organismo ci forza a fermarci e ci spinge, in modo inequivocabile, verso il cambiamento necessario.Riconoscere queste tappe permette di smettere di subire la sofferenza e di iniziare a interpretarla per quello che è: la spinta interiore verso una vita più autentica e consapevole. Da questi primi passi capisci su cosa lavorare adesso: la consapevolezza, la motivazione, le abitudini, le ricadute. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/relazioniamoci-di-antonio-quaglietta--3209964/support.

    Episodio 409 - Le tappe del cambiamento
  3. Sep 11

    Episodio 407 - Litigate sempre per la stessa cosa? Forse non è quella cosa.

    Quando ci troviamo a litigare con il partner, abbiamo quasi sempre l'impressione di discutere per un motivo specifico: i piatti da lavare, un ritardo, un tono di voce sbagliato. In realtà, il contenuto apparente del conflitto è solo un pretesto. I litigi di coppia seguono spesso uno "script" già scritto, un copione rigido in cui entrambi gli attori conoscono a memoria la propria parte. Se i conflitti non si risolvono mai rimanendo al livello del problema superficiale, è perché la vera causa risiede molto più in profondità. La coppia è la relazione in cui investiamo la maggior quantità di aspettative e, per questo, le sue fondamenta poggiano su tre pilastri affettivi essenziali. Quando uno di questi pilastri vacilla, scatta il conflitto. Le tre vere radici di ogni litigio di coppia si riassumono in tre domande implicite che ci rivolgiamo continuamente: L'Accessibilità ("Quanto ci sei per me?") Riguarda la disponibilità emotiva e la presenza. Il partner sente di poterti raggiungere davvero quando ha bisogno, oppure percepisce una barriera? Essere accessibili significa tenere la porta aperta al mondo dell'altro. La Responsività ("Mi ascolti o mi liquidi?") Non basta essere presenti fisicamente; conta il modo in cui reagiamo ai segnali dell'altro. Di fronte a una richiesta di contatto o a un disagio, la risposta è un'apertura empatica o un tentativo di liquidare in fretta il discorso per chiudere la questione? Il Coinvolgimento ("Quanto ti importa davvero di noi?") È la misura di quanto ci si sente preziosi e prioritari per l'altro. Quando il partner dubita del nostro coinvolgimento, la sensazione di solitudine attiva la reazione difensiva o l'attacco. Invece di concentrarci sull'argomento del giorno, la vera svolta avviene quando iniziamo a chiederci quale di queste tre dimensioni stia gridando aiuto durante una discussione. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/relazioniamoci-di-antonio-quaglietta--3209964/support.

    Episodio 407 - Litigate sempre per la stessa cosa? Forse non è quella cosa.
  4. Sep 4

    Episodio 406 - 5 passi per CRESCERE e CAMBIARE

    Cosa vuol dire crescere? Come possiamo crescere e conoscerci meglio? Una domanda fondamentale da cui partire è: Voglio crescere o voglio odiarmi?  Se rispondiamo “voglio crescere” allora dobbiamo capire quali sono gli impedimenti alla nostra crescita. Spesso Inconsciamente noi siamo gli unici nemici della nostra crescita. Ma la crescita e il cambiamento partono da una scelta: voglio crescere davvero? Ci sono dei passi fondamentali da fare per poter crescere e attivare il cambiamento. Quali sono? Primo passo: passare dalla condanna alla compassione. La nostra cultura ci insegna che con la condanna noi cresciamo. Quando sbagliamo noi tendiamo a condannarci provocando dentro di noi una serie di emozioni negative. Questo impedisce un cambiamento. Infatti quando arriviamo alla compassione e ci prendiamo cura di noi possiamo crescere davvero.Secondo passo: curiosità e comprensione: quando passiamo dalla condanna di noi stessi alla compassione, possiamo approcciarci a noi stessi con curiosità, con la voglia di comprendere e di analizzare i nostri comportamenti.Terzo passo: Feedback costruttivo. Il linguaggio può essere usato in due modi: in modo giudicante o come feedback. Il feedback è derivato dall’esperienza che genera apprendimento. Il giudizio colpisce sempre l’identità. Il giudizio crea una equivalenza tra ciò che facciamo, diciamo e pensiamo e ciò che siamo. Il feedback si chiede: cosa posso fare di diverso? Il feedback serve a creare uno scenario diverso. Le domande da farsi sono: cosa concretamente posso fare di diverso? Cosa, invece, posso mantenere?Quarto passo: accettare i cicli. Uno degli errori più grandi che facciamo è la nostra idea perfezionista della vita che ci genera sofferenza, perché guardiamo alla vita non per come è ma per come pretendiamo debba essere. Così, noi pretendiamo che il cambiamento sia lineare e non vediamo che invece avviene per cicli.Quinto passo: sorridi e ridi di te. Si tratta di togliere la seriosità agli eventi, la pesantezza a ciò che accade. La risata è l’antidoto più forte all’ego e alle sue caratteristiche. Quando noi ridiamo di cuore si sgonfia l’ego. E cresce il sé, il vero sé. Su quale di questi passi senti di voler lavorare maggiormente? Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/relazioniamoci-di-antonio-quaglietta--3209964/support.

    Episodio 406 - 5 passi per CRESCERE e CAMBIARE
  5. Aug 28

    Episodio 405 - Come imparare ad amarsi.

    Ti sei mai chiesto/a come cambierebbe la tua vita se imparassi DAVVERO ad amare te stesso/a? In questo video, insieme a Chantal Dejean, abbiamo esplorato il vero significato dell'amore per se stessi, ben oltre le aspettative degli altri. Il non amarsi spesso non è una nostra scelta, ma una reazione al giudizio altrui. Quando cambiamo il nostro sguardo verso noi stessi, il parere degli altri perde importanza. Cosa ci impedisce di volerci bene davvero? È la mancanza d'amore verso noi stessi, o è piuttosto lo sguardo degli altri che ci fa sentire inadeguati? In un mondo basato sul giudizio e sulla competizione, trovare la propria strada significa imparare a volersi bene, senza dover rispondere a criteri esterni. Amare se stessi non significa sentirsi il numero uno, ma accettarsi nella propria autenticità. Scoprire il nostro talento non è facile, ma è il percorso che porta al nostro risveglio. La via spesso non è immediatamente visibile, ma può rivelarsi attraverso piccoli segni, incontri o messaggi che ci guidano verso la nostra essenza. In questo video, abbiamo approfondito come riconoscere il nostro talento, consolidare le nostre basi e costruire una solida identità. Quando ci sentiamo bene con noi stessi e in armonia con il nostro scopo, allora abbiamo trovato la strada giusta. Come liberarsi dai condizionamenti esterni e iniziare il viaggio verso il vero amore per te stesso? Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/relazioniamoci-di-antonio-quaglietta--3209964/support.

    Episodio 405 - Come imparare ad amarsi.
  6. Aug 14

    Episodio 403 - Dipendenza emotiva: ostacolo alla felicità

    Cosa vuol dire dipendenza emotiva? In che modo ostacola la nostra felicità? La dipendenza emotiva ci procura una grande sofferenza. Per poter capire la dipendenza bisogna partire da un punto: la dipendenza emotiva nasce da un conflitto interno, da due forze che tirano in due direzioni opposte. Queste forze appartengono entrambe a noi, ma noi non siamo uno, con un'unica volontà, un'unica direzione, ma siamo fatti di diverse parti. Abbiamo, innanzitutto, una parte bambina e una adulta. La parte bambina è dipendente, impotente e centrata sul voglio: il bambino dipende dai genitori, da chi si occupa di lui, per il cibo, la protezione, per il piacere e per la sopravvivenza in generale. Ha bisogno di ricevere, più che di dare. L’adulto, invece, è interdipendente, responsabile e ha un equilibrio tra il dare e il ricevere, riesce a comunicare in modo assertivo; siamo tanto più adulti quanto più in una relazione abbiamo equilibrio, riusciamo a stabilire e mantenere confini, siamo in grado di scambiare e sappiamo cedere, essere flessibili, quando necessario. Quando siamo nella parte bambina abbiamo una serie di convinzioni, alcune delle quali sono limitanti. Una delle convinzioni più forti che la parte bambina sostiene è “io non posso da solo”. Se questa convinzione è fondata per il bambino, poiché dipende davvero dall’altro, non lo è per l’adulto. Questa potentissima convinzione dà vita al meccanismo della dipendenza emotiva. Vediamone i passaggi fondamentali. *Se non posso da solo, allora cerco una fonte esterna (sbagliata) che mi dia quello che non riesco a procurarmi da solo, ma la fonte esterna non può soddisfare il mio bisogno. *Per questo motivo sperimenterò un bisogno insoddisfatto e questo diventerà sempre più urgente: avrò la necessità sempre più impellente di risolvere e soddisfare il mio bisogno, quindi inizierò ad utilizzare la compiacenza per raggiungere il mio scopo. *Inizio a perdere di vista me stesso, inizio a dire sempre si, tradisco me stesso e confermo la convinzione che da solo non posso e non riesco a farcela. La parte bambina è disperata e cerca speranza nel fatto che sia l’altro a soddisfare i bisogni e cresce la compiacenza. *Questo significa che inizio a forzare la relazione. Ci sono diversi modi per forzare la relazione; ognuno trova un modo per poterlo fare: resistenza passiva (sto là, resisto ma non mi arrabbio), dispetti, mi raffreddo, intimidazione, rifiuto di cooperare, aggressione….sono tutte modalità di comunicazione violenta. Tutte queste modalità hanno un unico obiettivo: l’altro deve darmi ciò di cui io ho bisogno. *Ma se io forzo, l’altro scappa. *Se l’altro scappa io provo rabbia verso l’altro che non soddisfa il mio bisogno e nasce in me un desiderio di vendetta: il conflitto diventa sempre più grande e io comincio ad entrare in un meccanismo di odio-amore; ti odio perché non soddisfi i miei bisogni, ma non riesco a fare a meno della tua approvazione. *Quindi mi sento in colpa perché provo sentimenti negativi e mi sto svalutando, e sento confusione perché non so più se ho diritto all’amore, al piacere, non so se merito di ricevere ciò che desidero. *Quindi aumenta il dubbio e la confusione dentro di noi, ma più aumenta il dubbio, più sentiamo di aver bisogno di conferme esterne, che ricerchiamo nella fonte sbagliata. E questo ci toglie tanta energia e ci provoca enorme sofferenza. Che fare per uscirne? Innanzitutto occorre aprire gli occhi, accorgerci della dipendenza emotiva. Quindi renderci conto del fatto che la fonte giusta per soddisfare i nostri bisogni è dentro noi stessi. Questo non vuol dire non stare in relazione. Ma solo se ci curiamo di noi, se ci occupiamo anche delle nostre parti bambine, riusciamo ad avere relazioni adulte e sane. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/relazioniamoci-di-antonio-quaglietta--3209964/support.

    Episodio 403 - Dipendenza emotiva: ostacolo alla felicità
  7. Aug 7

    Episodio 402 - Come parlare a se stessi: il dialogo interno consapevole

    Passiamo la vita a parlare con noi stessi, ma quasi sempre lo facciamo in "pilota automatico". Imparare a guidare il proprio dialogo interno significa scegliere consapevolmente dove direzionare i propri pensieri. Ma cos'è davvero il dialogo interno? Pensare significa fondamentalmente tre cose: parlare a se stessi, evocare immagini o ascoltare sensazioni corporee (come quando ci soffermiamo su uno stato d'animo). La nostra mente è costantemente in funzione: abbiamo sempre una voce in testa e non possiamo smettere di pensare. La vera differenza sta nel modo in cui ci mettiamo in relazione con questi pensieri, muovendoci tra due stati principali: Lo stato identificativo (Il pensiero automatico) In questo stato ci identifichiamo completamente con la voce nella testa, scambiando i pensieri per la realtà oggettiva. È una sorta di "mente torturatrice" che commenta senza sosta tutto ciò che accade. Le caratteristiche: I pensieri automatici sono ripetitivi, involontari e quasi sempre negativi. Non ci rendiamo conto che sono solo singole parti di noi che parlano. Ci limitiamo a subire il flusso.2. Lo stato consapevole (Il vero dialogo interno) Passare al vero dialogo interno significa spostarsi da una reazione automatica a un pensiero consapevole. È un colloquio attivo e lucido tra le varie parti che ci compongono. Quando emergono queste voci interiori, tendiamo a cadere in due estremi sbagliati che generano conflitto interno: la compiacenza (assecondare passivamente la voce negativa e crederle senza riserve) e l'opposizione (cercare di combattere, soffocare o annientare quella voce).Entrambi gli approcci portano allo scontro. Il dialogo, al contrario, è un processo di cooperazione: significa collaborare con le proprie parti interiori per costruire una nuova realtà e una maggiore serenità. Come praticare il dialogo interno? Il primo passo fondamentale per trasformare la mente torturatrice in un'alleata è la presenza: quando senti una voce nella testa, fermati ad ascoltarla senza giudicarla. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/relazioniamoci-di-antonio-quaglietta--3209964/support.

    Episodio 402 - Come parlare a se stessi: il dialogo interno consapevole

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