La Sveglia di Giulio Cavalli

Giulio Cavalli

Dal lunedì' al venerdì, ogni mattina, la sveglia per il quotidiano La Notizia. E poi le letture. E tutto quello che ci viene in mente. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  1. 21h ago

    Occhi su Gaza, diario di bordo #317

    Giovedì, nell’Aula di Montecitorio, il presidente della Knesset Amir Ohana ha sollevato davanti ai rappresentanti di una sessantina di Parlamenti un libro di 1.250 pagine con una sola parola stampata sei milioni di volte, “ebreo”, e ha detto che in quell’aula tutti conoscevano la verità: secondo lui Israele non commette un genocidio, e chi lo afferma diffonde una menzogna spregevole. Ha aggiunto che Israele il genocidio lo combatte. Qualche applauso, ha registrato il Times of Israel. In giornata il presidente della Camera Lorenzo Fontana lo ha incontrato in uno dei suoi dieci colloqui bilaterali. Sulla parola che Ohana chiama menzogna, il 16 settembre 2025, la Commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite aveva già scritto che Israele è responsabile di genocidio nella Striscia di Gaza. Quel giovedì mattina, alla Farnesina, Ilyas Abu Safiya consegnava con Amnesty International oltre 100.000 firme per suo padre Hussam, pediatra e direttore dell’ospedale Kamal Adwan nel nord della Striscia, portato via dai militari israeliani il 27 dicembre 2024. Due mesi prima dell’arresto Hussam aveva sepolto il figlio Ibrahim, ucciso da un drone davanti al cancello dell’ospedale, vicino a un muro del cortile, per tenerlo accanto a sé, ed era rimasto con i suoi pazienti. Israele lo accusa di avere un grado in Hamas. Un’accusa mai diventata imputazione. Poi, all’Università Roma Tre, Ilyas ha ritirato per lui il Premio Rufini, assegnato fra gli altri da Amnesty e da Medici Senza Frontiere. L’aula che decide per lui sta a Gerusalemme, dove il 16 giugno la Corte suprema ha respinto il suo ricorso: resta detenuto in base alla legge sui combattenti illegali, con ordini “rinnovati a tempo indeterminato” e “senza incriminazione né processo”, scrivono le organizzazioni che lo hanno premiato. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  2. 2d ago

    Occhi su Gaza, diario di bordo #316

    Il terreno dove il Board of Peace vuole alzare un avamposto per 150 soldati della Forza internazionale di stabilizzazione è ancora soltanto un terreno, perché il 14 ottobre il Guardian scrive che Israele non ha lasciato entrare né gli appaltatori né i macchinari pesanti della società Arkel International, quella della Louisiana a cui il Board aveva assegnato l'appalto in agosto. Quel terreno, scrive sempre il Guardian, era già servito alla Gaza Humanitarian Foundation, e l'Ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha contato 1.021 morti nei pressi dei centri di distribuzione di quella fondazione fra il 27 maggio e il 17 agosto 2025. Una fonte anonima citata dal Guardian spiega che senza la Forza la ricostruzione non può cominciare. Al Guardian il governo e l'esercito israeliani non hanno risposto. Il cantiere è fermo. Un giorno prima, il 13 ottobre, a un anno dal vertice di Sharm el-Sheikh, il Dipartimento di Stato americano aveva rivendicato "progressi reali" verso una Gaza smilitarizzata, aveva contato tra i risultati un piano di recupero "interamente quantificato" e aveva ammesso che ricostruire sarebbe stato "un processo arduo e pluriennale", come riporta il Times of Israel. Il 23 settembre a New York il Board of Peace aveva presentato un piano da 2,45 miliardi di dollari per 66 progetti da realizzare in sei mesi. La risoluzione 2803, adottata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 17 novembre 2025 con 13 voti favorevoli e 2 astensioni (Cina e Russia), autorizza il Board e gli Stati membri a costituire la Forza fino al 31 dicembre 2027. Il resoconto della seduta precisa che le forze israeliane si ritireranno man mano che la Forza stabilisce "controllo e stabilità", salvo una presenza sul perimetro di sicurezza. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  3. 3d ago

    Occhi su Gaza, diario di bordo #315

    L’urgenza del governo italiano su Gaza aspetta una finestra, e ad aprirla saranno le trattative da cui uscirà il prossimo governo israeliano. Mercoledì 14 ottobre, al Senato, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni (FdI) ha detto che gli aiuti alla Striscia «servono in fretta» e nello stesso intervento ha legato la finestra per un’iniziativa europea all’insediamento del nuovo governo di Israele, «chiunque dovesse vincere» le elezioni. Israele vota il 27 ottobre. La sua legge concede al deputato che riceve l’incarico dal presidente 28 giorni per comporre una coalizione, prorogabili di altri 14. Sei settimane portano a dicembre. Dicembre è anche il mese in cui finisce la proiezione dell’Integrated Food Security Phase Classification (IPC), che il 23 luglio stimava 1,4 milioni di persone in grave insicurezza alimentare acuta a Gaza fino alla fine del 2026, con condizioni previste in peggioramento da luglio a dicembre. Lo stesso mercoledì Emergency, che lavora a Gaza con due cliniche a Khan Younis, ha riferito che i camion di aiuti scaricati davvero sono scesi dal 77 al 70 per cento secondo gli ultimi dati delle Nazioni Unite, e la sua ostetrica Giulia Folci racconta di essere senza ferro per le donne in gravidanza che visita. Il 28 marzo 2024 la Corte internazionale di giustizia aveva ordinato a Israele, nel procedimento per genocidio avviato dal Sudafrica, di garantire quegli aiuti “senza indugio”. A Massa, dove nelle stesse ore la Cgil Toscanascioperava, 36 manifestanti sono stati rinviati a giudizio per l’occupazione dei binari del 3 ottobre 2025, la protesta che seguì il fermo delle barche della Global Sumud Flotilla e dei loro aiuti. «Ci vorrà tempo, lo sappiamo», ha aggiunto Meloni davanti ai senatori. L’IPC quel tempo lo ha già scritto, in una proiezione che finisce il 31 dicembre. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  4. 5d ago

    Occhi su Gaza, diario di bordo #313

    “Informazioni top secret”: così il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu chiama, in una lettera diffusa dal suo ufficio domenica 11 ottobre, ciò che 24 testimoni presentati dai registi come soldati, soprattutto dell’intelligence, hanno raccontato a volto coperto nel film NAZA. NAZA, in ebraico, è il danno collaterale. La lettera chiede alla procuratrice generale Gali Baharav-Miara, al capo di stato maggiore Eyal Zamir e al capo dello Shin Bet David Zini di scoprire chi sono i testimoni e di processarli per diffamazione e per gravi reati contro la sicurezza delle informazioni. Nella lettera il film è una “calunnia falsa” e poche righe sotto i suoi testimoni avrebbero aperto una falla in un’unità d’intelligence “altamente sensibile”. Il 14 settembre, due giorni dopo il premio alla Mostra di Venezia, Zamir aveva detto che il film si basa su calunnie del sangue e accuse false e Netanyahu aveva parlato di incitamento antisemita. Ventisette giorni dopo, per Netanyahu, gli stessi testimoni vanno processati per aver rivelato segreti. Venerdì 9 ottobre il Nobel per la pace è andato a Navi Pillay, che ha presieduto la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sul territorio palestinese occupato, quella che nel settembre 2025 ha concluso che Israele è responsabile di quello che definisce genocidio a Gaza e che fra chi ha istigato a commetterlo ha indicato anche il primo ministro che adesso vuole i nomi dei testimoni. Israele ha respinto quel rapporto. Resta un dettaglio notato dal Times of Israel: nella lettera Netanyahu attribuisce le testimonianze a soldati in servizio e congedati dell’Unità 8200, un’attribuzione che i registi hanno sempre evitato di estendere a tutti gli intervistati. Il nome dell’unità custode del segreto, nero su bianco, lo ha scritto il primo ministro. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  5. Oct 9

    Occhi su Gaza, diario di bordo #311

    Da mercoledì un rifugio antimissile è un'antichità. Lo ha deciso il ministro israeliano del Patrimonio Amichai Eliyahu (Otzma Yehudit), che ha usato la legge sulle antichità del 1978, scritta per i reperti anteriori al 1700, per dichiarare antichità i rifugi della Route 232 dove il 7 ottobre 2023 secondo Ynet furono uccise 90 persone, e adesso demolire o ridipingere i rifugi senza permesso è vietato perché restino, scrive Ynet, una "testimonianza vivente". Mercoledì l'Associated Press ha pubblicato le immagini satellitari di Planet Labs: Rafah, che aveva un quarto di milione di abitanti, è stata cancellata e a tratti l'esercito ne ha spianato perfino le macerie. Di Shujaiya, a Gaza City, restano isolati di case rase al suolo. Aveva ottocento anni. E le demolizioni continuano senza sosta anche dopo il cessate il fuoco di un anno fa, e lo stesso giorno in Cisgiordania i soldati israeliani abbattevano a Nablus cinque monumenti ai "martiri" e a Yaabad un memoriale, secondo l'agenzia France-Presse. Il 7 settembre la relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese aveva scritto che le macerie di Gaza sono "una scena del crimine, un cimitero" che contiene resti umani e prove per le indagini sui presunti crimini internazionali, genocidio compreso, e che chi distrugge quelle prove rischia responsabilità penali internazionali. Una dirigente della Global Sumud Flotilla ha raccontato a Türkiye Today di alberi spezzati e caffè nei motori delle barche in riparazione ad Antalya. Il ministro che vincola i rifugi è lo stesso che il 5 novembre 2023 a Radio Kol Berama indicava la bomba atomica su Gaza come "una delle possibilità", e che il primo ministro Benjamin Netanyahu (Likud) sospese dalle riunioni di governo "fino a nuovo avviso". Oggi siede al governo e decide lui quale testimonianza resta in piedi. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  6. Oct 8

    Occhi su Gaza, diario di bordo #310

    Sessantacinquemila. Sono in cifra tonda gli obiettivi colpiti nella Striscia di Gaza su circa 100.000 in tre anni: ieri, per l'anniversario del 7 ottobre, l'esercito israeliano ha messo in fila i propri successi in un rendiconto pubblico e ci ha infilato anche una quarantina di nuovi avamposti nella Striscia, secondo il Times of Israel. Nelle stesse ore l'ospedale Al-Shifa di Gaza City ha contato due morti di un attacco israeliano, e uno dei due era un volontario della Protezione civile, il servizio che a Gaza scava fra le macerie per recuperare i corpi. La settimana scorsa, racconta l'Associated Press, una squadra di ricerca è arrivata a casa di Haneen al-Khodari a Gaza City, dove dal dicembre 2023 diciassette suoi familiari restavano sotto le rovine, e dopo otto ore di scavo ha trovato i resti di un bambino piccolo e due ossa. Poi la ricerca è stata chiusa. Il ministero della Sanità di Gaza conta oltre 74.000 palestinesi uccisi e più di 1.400 da quando, un anno fa, è entrato in vigore il cessate il fuoco. Ad aprile Amnesty International scriveva che Israele, a sei mesi dal "cosiddetto" cessate il fuoco, continuava a infliggere deliberatamente ai palestinesi di Gaza condizioni di vita calcolate per distruggerli fisicamente, la condotta che l'organizzazione chiama genocidio, e ieri il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha scritto che le operazioni israeliane a Gaza hanno provocato "una devastazione umana e materiale di intollerabile gravità". Gli obiettivi l'esercito li conta a decine di migliaia, e a casa al-Khodari il conto sta su un telo di plastica, con l'etichetta "ossa miste". #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  7. Oct 7

    Occhi su Gaza, diario di bordo #309

    La crema contro la scabbia passa dal filtro israeliano. Lo ha raccontato Murad Asaliyya, responsabile delle attività mediche di Medici senza frontiere a Gaza, nel rapporto con cui l'organizzazione ha segnato i tre anni dal 7 ottobre 2023: quest'anno le sue squadre hanno curato oltre 11.000 casi di malattie della pelle, mentre le forze israeliane occupano circa il 65 per cento del territorio. Domenica il ministro della Difesa Israel Katz aveva disposto, su raccomandazione dei militari, la chiusura generale di Gaza e della Cisgiordania il 5 e il 7 ottobre per la commemorazione, senza toccare gli israeliani che passano dai posti di blocco. Il Cogat, l'unità del ministero della Difesa per i territori occupati, ha scritto che la chiusura "non dovrebbe avere alcun impatto" sulla situazione umanitaria, e lunedì i carichi sono rimasti fuori, secondo il portavoce dell'Onu Farhan Haq citato dall'AGI, mentre oggi restano fuori di nuovo. Dal 24 maggio, quando Israele ha chiuso Zikim, l'unico valico aperto alle merci è Kerem Shalom, secondo l'Ocha, l'ufficio umanitario dell'Onu. Il valico chiuso è l'unico. Fra i quattro atti di genocidio che la Commissione d'inchiesta dell'Onu ha attribuito a Israele il 16 settembre 2025 c'è l'imposizione deliberata ai palestinesi di Gaza di condizioni di vita calcolate per distruggerli in tutto o in parte, e il segretario generale dell'Onu António Guterres nella dichiarazione per l'anniversario scrive che la tregua deve ancora garantire un'assistenza umanitaria adeguata. Ad Antalya, secondo l'agenzia turca Anadolu, si riparano quattordicibarche della Global Sumud Flotilla che gli organizzatori dicono danneggiate dall'attacco israeliano, e due sono già partite per l'Italia. Oggi Israele ricorda i suoi morti, e a Kerem Shalom resta fuori anche la crema. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  8. Oct 6

    Occhi su Gaza, diario di bordo #308

    A un film sui suoi soldati Israele risponde con un film di soldati. Si chiama "NAZA: The Real Story", dura 49 minuti, è gratuito e lo firmano il tenente colonnello della riserva Roi Danino, Hagai Gutman e Ariel Averbuch, con materiale che l'esercito, secondo il Jerusalem Post, ha autorizzato a pubblicare. Il 3 ottobre l'ambasciata d'Israele a Washington lo rilanciava come il film che "rimette le cose in chiaro", e l'hasbara, la diplomazia pubblica israeliana, si è trovata un regista con i gradi. Il metodo raccontato in "NAZA" da Yuval Abraham e Rachel Szor è il conto dei civili che moriranno, fatto prima degli attacchi, e nella risposta del 1 ottobre l'esercito, mentre nega la soglia dei 200, scrive che quelle vere sono "molto più basse", senza dire quali. Smentisce la cifra, conferma il conto. Il 14 settembre il capo di stato maggiore Eyal Zamir, che parlava di "calunnie del sangue", chiedeva al procuratore militare di valutare azioni legali contro il film e ordinava di cercare chi avesse fatto filtrare i materiali classificati usati per girarlo. Il ministro della Cultura Miki Zohar chiedeva al ministero dell'Interno di vagliare la revoca della cittadinanza ai registi. Il Guardian, che lo produce, rivendica riscontri su documenti classificati trapelati. Nel procedimento per genocidio avviato dal Sudafrica, la Corte internazionale di giustizia ha ordinato a Israele il 28 marzo 2024 di garantire che il suo esercito eviti ogni atto contro i diritti dei palestinesi di Gaza come gruppo protetto dalla Convenzione sul genocidio, compreso il blocco degli aiuti umanitari. La Freedom Flotilla punta su Gaza a ottobre. Nella sua risposta l'esercito scrive che il film, "paradossalmente", fa passare per indifferenza verso le vite civili "lo sforzo eccezionale e il dettaglio" con cui stima il danno ai civili. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

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