Nel fine settimana, il ceo di Anthropic Dario Amodei ha lanciato un appello a rallentare il ritmo di sviluppo dei modelli di intelligenza artificiale e a sottoporli a controlli rigorosi. In un saggio, Amodei ha proposto un piano in tre punti che prevede il monitoraggio indipendente dei modelli di AI e una regolamentazione sia di settore che globale (Bbc). Elon Musk, ad di xAI, e Sam Altman, ceo di OpenAI, hanno appoggiato le proposte (Ft). Oltre una dozzina di eminenti ricercatori hanno già avvertito che l'AI sta diventando un rischio per l'umanità (Nyt). E intanto OpenAI ha rinviato la quotazione in borsa a causa di preoccupazioni sulla sicurezza dell'AI (Fortune). Nel fine settimana il direttore fondatore del Digital Ethics Center dell'Università di Yale, l'italiano Luciano Flòridi, si è espresso in maniera netta: “Le aziende smettano di vendere fantascienza. Le paure vengono diffuse anche dal giornalismo irresponsabile, che non spiega”. Il rischio vero? “Che poche aziende private di due superpotenze decidano il futuro cognitivo, economico e politico della società”. Sull'allarme di Jacob Coxon, il ricercatore di Anthropic che ha lasciato l’azienda per paura che l’Ai vada fuori controllo: “Coxon ha costruito modelli per OpenAI e Anthropic, ma non si occupava della sicurezza. Immagino che lui e i suoi colleghi possano crederci perché è la sociologia di un ambiente. Ma scrivere che ‘nessun'altra attività umana presenta questo livello di pericolo’ è scandaloso. Basti pensare che ogni giorno muoiono tredicimila bambini sotto i cinque anni per cause prevenibili. E poi ci sono la povertà, la fame, l’emigrazione, il clima, le guerre, le bombe nucleari, i genocidi. Chi scrive quella frase non sa di che cosa parla”.Lui teme che l’Ai possa decidere di sterminare l’umanità entro la fine del decennio. L’effetto sull’opinione pubblica è stato enorme. “Numeri tirati a caso. L’effetto non nasce dall’argomento ma da una tempesta perfetta: un thread su X, l’esclusiva del Wall Street Journal lo stesso giorno, novanta milioni di visualizzazioni. Il guaio peggiore non è la bufala: è il giornalismo irresponsabile che la diffonde senza spiegare”. Ne parliamo con Luciano Flòridi, direttore fondatore del Digital Ethics Center dell'Università di Yale Petrolio oltre i 100 dollari: è allarme in Medio Oriente, tra blocco di Hormuz e stop all’oleodotto Est-Ovest. Il petrolio torna sopra quota 100 dollari al barile mentre i mercati misurano l’impatto dell’escalation in Medio Oriente e del fermo dell’oleodotto East‑West dell’Arabia Saudita, infrastruttura strategica che consente al regno di aggirare lo Stretto di Hormuz. Il rialzo dei prezzi è alimentato da una combinazione di fattori che stanno creando una pressione simultanea su tutte le principali vie di transito del greggio: il traffico attraverso Hormuz resta fortemente ridotto rispetto ai livelli precedenti alla guerra con l’Iran; l’avanzata degli Houthi nello Yemen e i rischi per la navigazione intorno a Bab el‑Mandeb complicano la rotta del Mar Rosso; l’attacco di venerdì contro l'oleodotto saudita East-West, o Petroline ha interrotto il flusso di circa 4 milioni di barili al giorno, pari al 4% dell’offerta globale. La chiusura dell’oleodotto Est‑Ovest, colpito da droni provenienti dall’Iraq, priva l’Arabia Saudita della sua principale alternativa terrestre a Hormuz e aumenta il rischio che il regno esaurisca le scorte per l’export entro pochi giorni. Parallelamente, gli Houthi — sostenuti da Teheran — hanno conquistato nuove isole strategiche nel Mar Rosso, tra cui Hanish Maggiore, Hanish Minore e Perim, consolidando il controllo sullo stretto di Bab el‑Mandeb e aggravando la vulnerabilità delle rotte energetiche. Si delinea così lo scenario della “doppia strozzatura”: Hormuz compromesso dalla guerra tra Iran e Stati Uniti, Bab el‑Mandeb sotto pressione per l’avanzata degli Houthi, e l’oleodotto saudita fuori uso. Una crisi simultanea dei tre snodi potrebbe provocare un nuovo shock energetico, con effetti pesanti sul commercio internazionale, sulle rotte navali e sui prezzi del petrolio alla riapertura dei mercati. Le autorità regionali segnalano nuovi attacchi contro navi commerciali, infrastrutture petrolifere e città saudite meridionali, mentre l’Iran ribadisce che non riaprirà Hormuz finché gli Stati Uniti non soddisferanno le richieste di Teheran. In questo contesto, il rinvio dell’incontro tra Iran e Stati arabi del Golfo sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz contribuisce a mantenere alta la tensione e l’incertezza sulle prospettive delle forniture energetiche globali. Facciamo il punto con Davide Tabarelli, presidente Nomisma Energia. Turismo: Istat, in secondo trimestre 2026 - 0,8% flussi rispetto a 2025, ma presenze aumentano del 3,9% Nel secondo trimestre del 2026 i flussi turistici, rispetto allo stesso trimestre del 2025, hanno registrato una lieve diminuzione degli arrivi (-0,8%), a fronte di un aumento delle presenze pari al 3,9%. E' quanto emerge da una nota statistica flash dell'Istat, secondo cui nel periodo considerato il complesso degli esercizi ricettivi ha registrato poco meno di 47 milioni di arrivi e quasi 148 milioni di presenze turistiche. Secondo l'Istat, inoltre, la componente straniera si attesta al 61,6% delle presenze complessive, rappresentando la quota maggioritaria dei flussi turistici. Rispetto al 2025, le presenze dei turisti stranieri nel secondo trimestre sono aumentate del 4,6%, mentre l'incremento della clientela italiana è stato più contenuto (+2,7%). Inoltre, rispetto al 2025, le variazioni più consistenti delle presenze sono state registrate a maggio: rispettivamente +6,4% per i turisti italiani e +10,1% per quelli stranieri (+8,8% il totale). Il settore alberghiero ha registrato 27,6 milioni di arrivi e 77,6 milioni di presenze. Il settore extra-alberghiero - considerando anche gli alloggi in case e appartamenti dati in affitto per periodi brevi per finalità turistiche e gestiti sia in forma imprenditoriale e sia in forma non imprenditoriale - ha contribuito con oltre 19,3 milioni di arrivi e circa 70,3 milioni di presenze. Lo approfondiamo con Massimo Caputi, presidente Federturismo.