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Le storie del Post, da ascoltare. Ogni venerdì, a mezzogiorno

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  1. 6. Cambridge Analytica: adesso dobbiamo davvero preoccuparci?

    03/23/2018

    6. Cambridge Analytica: adesso dobbiamo davvero preoccuparci?

    Del grande caso di Cambridge Analytica, la società americana accusata di aver usato in modo scorretto dati personali raccolti da Facebook e di aver interferito con le elezioni in Paesi democratici di mezzo mondo, ci sono diversi aspetti inquietanti e un po' preoccupanti. In questi giorni se ne è però spesso parlato con qualche allarmismo di troppo, annebbiando i confini di questa storia e perdendo di vista i suoi punti fermi. In questa puntata proviamo a ripartire dall'inizio, a spiegare cosa sia questa Cambridge Analytica e in cosa consistano davvero le accuse di questi giorni. E poi: che ruolo ha avuto Facebook in questa storia? È il colpevole, o la vittima? E poi, facendo un ulteriore passo avanti (o indietro): tutta questa vicenda ha avuto davvero a che fare con l'elezione di Donald Trump?C'è un'altra grande storia che questa settimana ha avuto uno sviluppo notevole, che potrebbe dirci molto di come sarà fatta l'Europa nei prossimi anni. L'Unione Europea e il Regno Unito hanno firmato una bozza di accordo su Brexit e si parla di come cambieranno commercio, confini, cittadinanza e trattati internazionali. Tutto bene, sembrava: ma nel Regno Unito non sono tutti contentissimi di come è stata risolta la questione dei – ehm – pesci. Se volete saperne di più, trovate tutto qui.Questa – almeno per ora – sarà l'ultima puntata del Postcast. Prima di salutarci, quindi, torniamo alla prima puntata e chiudiamo il cerchio. Vi ricordate la storia dell'uomo a processo a Palermo con l'accusa di essere un'altra persona? C'è stata una nuova importante udienza del processo e si è fatto vivo anche l'altro uomo, quello che i magistrati italiani sono convinti di aver già arrestato. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

    34 min
  2. 5. I campetti di cemento hanno cambiato il calcio

    03/16/2018

    5. I campetti di cemento hanno cambiato il calcio

    Roman Riquelme, fortissimo centrocampista argentino dei primi anni Duemila, aveva uno strano modo di giocare. Toccava la palla una volta, faceva la giocata decisiva, e poi smetteva di correre per il resto della partita, come se non avesse più voglia. Faceva così – racconta Paolo Condò in questa puntata del Postcast – perché aveva imparato a giocare sui campetti di San Fernando, dove se si voleva vincere di più e portare a casa qualche soldo bisognava restare dal mattino fino alla sera. E quindi: una giocata decisiva, e poi risparmiare le energie. Oggi i campetti che contano di più non sono in Argentina e in Brasile, ma nelle periferie delle grandi città europee, Parigi prima di tutte. Da lì arrivano alcuni dei calciatori più forti che vedremo ai prossimi Mondiali, cresciuti giocando su campi di cemento, insieme a ragazzi più grandi e grossi, con regole da strada. E che siano cresciuti così, si vede.E poi, in questa puntata, si discute di sesso e di come sia cambiato il modo in cui ne parliamo rispetto a 50 anni fa: quando per la prima volta, coraggiosamente, qualcuno chiese alle italiane e agli italiani che rapporto avevano loro con quella cosa lì di cui era meglio non parlare in pubblico. Si parte da un vecchio libro ritrovato, pieno di storie che dicono molto di come eravamo, e si arriva a un altro libro che, forse, ci dice come saremo. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

    33 min

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