Pubblica

Radio Popolare

Pubblica, mezz’ora al giorno di incontri sull’attualità e le idee

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    «A Milano la mafia non c'è». Firmato: CSM

    Sta facendo ancora discutere la delibera del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) con la quale un paio di settimane fa il consiglio ha stabilito quali sono le città ad alta densità mafiosa. Quella delibera ha stabilito che tra le città ad alta densità mafiosa non c’è Milano. Ci sono le principali città da Roma in giù, mentre il nord è assente. Milano non c’è. Eppure, ci sono numerosi libri, rapporti, relazioni che nel corso degli ultimi anni hanno raccontato e analizzato la presenza mafiosa a Milano e al nord. Gli ultimi, in ordine di tempo: «Mafia ed economia. Il rischio criminale in Lombardia», di Nando dalla Chiesa e Andrea Carnì; e poi «Mafia a Milano», la nuova edizione aggiornata del testo di Mario Portanova, Giampiero Rossi e Franco Stefanoni. E allora perché Milano non rientra tra le città ad alta densità mafiosa? E’ possibile che i componenti del Csm, togati e non togati, non abbiamo letto nemmeno uno di quei libri e relazioni? Di questa delibera, della sua importanza, di quanto sia fondata – o meglio, non fondata - sull’effettiva conoscenza del sistema mafioso al nord, si è parlato lunedì scorso (29 maggio) in un incontro all’Università Statale di Milano organizzato dal professor Nando dalla Chiesa, fondatore dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata della Statale di Milano, e del corso in Sociologia della criminalità organizzata. «Ma a Milano la mafia c’è?». Un interrogativo che contiene una sfida tra il sapere e l’ignoranza. All’incontro di lunedì in Statale erano presenti studiose e studiosi delle mafie: Rocco Sciarrone (Università di Torino), Stefania Pellegrini (Università di Bologna) e Soretta Giolo (Università degli Studi di Ferrara). Erano presenti anche Alessandra Dolci, ex procuratrice a capo della DDA di Milano, oggi procuratrice capo a Venezia. Con lei anche Alessandra Cerreti, sostituta procuratrice presso la Direzione distrettuale antimafia di Milano, titolare dell’accusa al processo Hydra in corso a Milano. Si tratta del processo al radicamento del sistema mafioso a Milano e in Lombardia. Nel corso della trasmissione di oggi ci siamo collegati con la sociologa Giovanna Procacci, della Scuola di Formazione “Antonino Caponnetto”, che ha partecipato al presidio delle associazioni anti-mafiose davanti all’aula bunker di piazza Filangieri a Milano. Quella di oggi è l'ultima puntata della stagione 2025-26 di Pubblica. Grazie a tutte e a tutti, ospiti e, soprattutto, ascoltatrici e ascoltatori.

    29 min
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    Politica, storia e parole. Tre voci a Pubblica

    La politica e i poteri del capitalismo delle big tech. Per Maria Rosaria Ferrarese, docente di sociologia del diritto all’università di Cagliari, si intrecciano fino a costituire una nuova entità. Chi è il massimo rappresentante di questo nuovo soggetto? Donald Trump, il presidente pro-tempore degli Stati Uniti. Ordine e disordine internazionali passano sempre di più attraverso l’intreccio tra la politica e il capitalismo. Ferrarese è stata ospite oggi di Pubblica con il suo nuovo libro «Il grande intreccio. Politica e poteri economici globali» (Il Mulino 2026). Ospite in trasmissione oggi anche Enzo Ciconte, storico delle mafie all’università di Pavia. Ciconte è autore di una «Storia dell’altra Italia» (Laterza 2026). «C’è un filo rosso nella storia unitaria italiana: questo filo – racconta Ciconte - tiene insieme l’uso sistematico di criminali, mafiosi, neofascisti, come strumenti di potere». La storia dell’altra Italia di Ciconte si conclude nel 1994. E gli ultimi 32 anni, che fine hanno fatto, professore? Il 1994 segna l’arrivo di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi. Quell’anno è una sorta di "fine della storia" alla Francis Fukujama! Ultima segnalazione, Valentina Pazè, filosofa politica dell’università di Torino, con «Le parole della guerra» (Bollati Boringhieri 2026). «In tempi in cui la guerra sembra tornata ad essere un orizzonte “normale” della politica – scrive Pazè - il primo campo di battaglia non è il fronte, ma il linguaggio». Il lavoro di ricerca della filosofa dell’università di Torino è una indagine su come alcune parole - democrazia, difesa, genocidio, diritto, diserzione – possano trasformarsi in armi di manipolazione delle coscienze.

    28 min
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    I costi della crisi climatica: tagli al pil e riduzioni della produttività del lavoro

    Qual è il costo della canicola di queste ultime settimane? Il calore rischia di piombare l’economia, cioè di aggiungere all’economia un freno che tenderà ad arrestarla? A quali trasformazioni del lavoro andiamo incontro se per almeno tre mesi l’anno il lavoro, o buona parte di esso, viene prestato in contesti con temperature che sfiorano i 40 gradi? Ci sono ricerche, anche recenti, che cercano di capire come si modificherà strutturalmente l’economia a causa della crisi climatica. Non solo. Provate a sommare gli effetti economici sul lavoro della crisi climatica agli effetti sul lavoro del ricorso all’intelligenza artificiale. Quale sarà l’esito di questa doppia epocale pressione? Pubblica ha ospitato l’economista Matteo Calcaterra, ricercatore al Politecnico di Milano e al Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (CMCC). Calcaterra è autore di un report appena pubblicato: «Rischio climatico in Italia: scenari, costi e opzioni di risposta”, scritto con altri studiosi» (https://doi.org/10.5281/zenodo.20353947). Insieme a questo rapporto, nelle ultime settimane ne è stato presentato uno anche da Allianz, colosso tedesco delle assicurazioni (https://www.allianz-trade.com/content/dam/onemarketing/aztrade/allianz-trade_com/en_gl/erd/publications/pdf/2026-05-28-heat-AZT.pdf). Entrambi sostengono che la crisi climatica comporterà riduzioni di produttività del lavoro: ogni grado superiore ai 30 comporterà un taglio della produttività del 3%; inoltre le economie maggiori sono esposte a tagli del pil: tra il 2026 e il 2030 le perdite possono arrivare in Italia fino a 147 miliardi di dollari, in Francia 240 miliardi, in Germania 131 miliardi. Ospite di Pubblica anche il direttore di «Scienza in rete», Luca Carra.

    29 min
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    Welfare energetico climatico, un progetto per oggi e per il futuro

    Quanto ancora continueremo ad immette in atmosfera gas che fanno riscaldare la terra, gas che impediscono di far circolare l'aria tra la terra e la sua atmosfera? Ci saranno delle politiche pubbliche capaci di impedire l’emissione di questi gas? Vuoi vedere che questi gas sono emessi da attività compiute dagli umani? Quali attività? Ad esempio: guidare un’automobile che va a benzina, a combustibili fossili, dopo che è stata costruita, la stessa automobile, attraverso l’uso di altrettanti combustibili fossili. Dunque, che fare? Ci vorrebbero politiche ambientali. Sì, proprio quelle politiche che – ad esempio - i governi in carica negli Stati Uniti oppure in Italia hanno cancellato in questi ultimi anni. Insieme alle politiche ambientali ci vorrebbero politiche sociali: perchè la crisi climatica ha impatti sociali notevolissimi. Il Forum Disuguaglianze e Diversità e la Fondazione Basso, insieme a molte organizzazioni sociali e ambientaliste, nei mesi scorsi hanno lanciato un progetto per il welfare energetico climatico. Che cos'è? Il welfare energetico climatico è inteso non solo come un insieme di misure per contrastare gli impatti sociali della crisi climatica insieme alle emergenze sociali di questi anni (lavoro, disagio abitativo, povertà energetica, ecc…) ma anche come un diverso approccio al welfare e come un nuovo paradigma per comprendere e affrontare le varie dimensioni delle disuguaglianze. Pubblica ha ospitato oggi due protagonisti di quel progetto: Silena Baìno, ambientalista, fa parte del coordinamento nazionale giovani di Legambiente, è partner del Forum D&D; Vittorio Cogliati Dezza, storico ambientalista, già presidente di Legambiente, oggi fa parte del coordinamento del Forum Disuguaglianze e Diversità. E’ autore, con Giovanni Carrosio – sociologo dell'ambiente all'università di Trieste – di «Clima ingiusto. Il welfare per un patto eco-sociale» (Donzelli 2025).

    28 min
  5. 18 juin

    Processo Hydra, la solidarietà ai pm minacciati. Quarta udienza

    Quarta udienza del processo Hydra, il sistema mafioso di spartizione degli affari tra le tre organizzazioni criminali presenti a Milano e in Lombardia: 'ndrangheta, cosa nostra e camorra. Il processo Hydra si sta svolgendo nell'aula bunker di fronte al carcere di San Vittore a Milano. Come nelle udienza precedenti, anche oggi le associazioni anti-mafiose, la società civile, hanno seguito l'udienza. Questa volta anche per manifestare tutta la loro solidarietà nei confronti dei pm, Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, minacciati dalle organizzazioni mafiose. Anche Pubblica e Radio Popolare hanno seguito con una diretta lo svolgersi del presidio. Ospiti Nando dalla Chiesa, presidente onorario di Libera, presidente della Scuola di formazione “Antonino Caponnetto”, direttore dell'Osservatorio sulla criminalità organizzata (CROSS) dell'università Statale di Milano. Pietro Basile di Libera Milano, Angela Mondellini della Cgil Lombardia. Elena Simeti, coordinatrice dei beni confiscati e componente di Ucapte (Una Casa Amica Per TE), che fa capo a Caritas Ambrosiana. Don Massimo Mapelli di Libera Masseria di Cisliano. E il giudice per le indagini preliminari di Milano, Luca Milani, membro dell'ANM (Associazione Nazionale Magistrati). Nel corso della diretta è stato il professor dalla Chiesa a raccontare l'importanza del processo Hydra. «E' importante perchè dimostra il livello di radicamento e di capacità strategiche delle organizzazioni mafiose a Milano e in Lombardia», dice Nando dalla Chiesa. «E' importante perchè indica la loro capacità di costituirsi in cartello, una specie di ulteriore livello organizzativo che ha uno scopo, quello di dividersi gli affari più importanti, esattamente come farebbero tre grandi multinazionali che operassero negli stessi settori sulla Lombardia», racconta il professor dalla Chiesa autore – insieme al ricercatore alla Statale di Milano, Andrea Carnì – di un libro intitolato “Mafia ed economia. Il rischio criminale in Lombardia (Futura Editrice, 2025). «E' qualcosa che comunica anche le ambizioni che hanno le organizzazioni criminali su Milano, la confidenza che hanno con il territorio, la fiducia che hanno nella capacità di ottenere dei risultati in questo modo. E' un salto, indubbiamente. Non che non ci fossero mai stati degli accordi. Nella storia si indovinavano, si carpivano. Qui, però, abbiamo la certezza che la spartizione c'è stata, la decisione di cooperare insieme c'è stata. Quindi è sicuramente importante questo, che indica non una presenza generica delle mafie a Milano».

    29 min

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