Quarta udienza del processo Hydra, il sistema mafioso di spartizione degli affari tra le tre organizzazioni criminali presenti a Milano e in Lombardia: 'ndrangheta, cosa nostra e camorra. Il processo Hydra si sta svolgendo nell'aula bunker di fronte al carcere di San Vittore a Milano. Come nelle udienza precedenti, anche oggi le associazioni anti-mafiose, la società civile, hanno seguito l'udienza. Questa volta anche per manifestare tutta la loro solidarietà nei confronti dei pm, Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, minacciati dalle organizzazioni mafiose. Anche Pubblica e Radio Popolare hanno seguito con una diretta lo svolgersi del presidio. Ospiti Nando dalla Chiesa, presidente onorario di Libera, presidente della Scuola di formazione “Antonino Caponnetto”, direttore dell'Osservatorio sulla criminalità organizzata (CROSS) dell'università Statale di Milano. Pietro Basile di Libera Milano, Angela Mondellini della Cgil Lombardia. Elena Simeti, coordinatrice dei beni confiscati e componente di Ucapte (Una Casa Amica Per TE), che fa capo a Caritas Ambrosiana. Don Massimo Mapelli di Libera Masseria di Cisliano. E il giudice per le indagini preliminari di Milano, Luca Milani, membro dell'ANM (Associazione Nazionale Magistrati). Nel corso della diretta è stato il professor dalla Chiesa a raccontare l'importanza del processo Hydra. «E' importante perchè dimostra il livello di radicamento e di capacità strategiche delle organizzazioni mafiose a Milano e in Lombardia», dice Nando dalla Chiesa. «E' importante perchè indica la loro capacità di costituirsi in cartello, una specie di ulteriore livello organizzativo che ha uno scopo, quello di dividersi gli affari più importanti, esattamente come farebbero tre grandi multinazionali che operassero negli stessi settori sulla Lombardia», racconta il professor dalla Chiesa autore – insieme al ricercatore alla Statale di Milano, Andrea Carnì – di un libro intitolato “Mafia ed economia. Il rischio criminale in Lombardia (Futura Editrice, 2025). «E' qualcosa che comunica anche le ambizioni che hanno le organizzazioni criminali su Milano, la confidenza che hanno con il territorio, la fiducia che hanno nella capacità di ottenere dei risultati in questo modo. E' un salto, indubbiamente. Non che non ci fossero mai stati degli accordi. Nella storia si indovinavano, si carpivano. Qui, però, abbiamo la certezza che la spartizione c'è stata, la decisione di cooperare insieme c'è stata. Quindi è sicuramente importante questo, che indica non una presenza generica delle mafie a Milano».