Rompiamo questo silenzio stampa per ricominciare, lentamente, con la produzione di Sveja. Le settimane in cui non abbiamo registrato hanno coinciso con delle giornate assordanti per la città, dove ogni piccolo o grande episodio di cronaca veniva sfruttato per consegnare l’ennesima immagine rumorosa di una capitale insicura e abbrutita. Quattro anni fa è iniziata l’avventura di questo collettivo. Nato dalla rabbia ma anche dalla speranza che, diceva Mariame Kaba, è disciplina. Ovvero costante lavoro verso un orizzonte che non vedi ma che sai che esiste e che devi ricordarti di vedere. E per farlo, per credere che esista un altro modo di raccontare e di vivere la città, devi iniziare da una piccola cosa: riconoscere che non si è sole e soli. Reti di giornalismo indipendente come questo resistono perché danno spazio a ciò che nutre quella speranza. È per questa ragione che torniamo oggi.A una settimana dalle iniziative in memoria di Valerio Verbano, e dopo la presenza – preziosa e potente – dei genitori di Maja T. in queste giornate di lotta. Torniamo perché quelle storie ci ricordano che la memoria è pratica viva e ha la potenza di unire vicende lontane nello spazio e nel tempo, proprio come quelle di Valerio e di Maja.Racconteremo la mobilitazione che anche quest’anno ha attraversato le strade del Tufello, le voci di chi, da quel 22 febbraio 1980, ha impedito che il silenzio coprisse la vita spezzata di un giovane militante antifascista. E poi la scelta dei genitori di Maja di abbracciare la comunità antifascista romana, partecipare alla conferenza stampa, condividere il proprio dolore con chi aveva seguito, anche se da lontano, i piedi legati e i polsi ammanettati di chi oggi sfida il potere dispotico del governo ungherese. Vi lasciamo con il trailer, curato da Lorenzo Boffa, dello speciale che uscirà nei prossimi giorni e, nel frattempo, facciamo nostre le parole di Maja T. in un’intervista rilasciata a Marta Massa sul manifesto: “Spero che la solidarietà, il movimento nato attorno alla repressione, rimanga e che questa forza che abbiamo sperimentato, che la mia famiglia ha sperimentato, si sostenga e che questa possa essere una scintilla di speranza per i momenti difficili, per i momenti di divisione, di rottura, di distruzione di comunità e della società civile. Desidero che questa forza rimanga, tra le persone”.