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Pubblica, mezz’ora al giorno di incontri sull’attualità e le idee

  1. 2d ago

    Taranto, il diritto e la giustizia per l'acciaieria e la città.

    Il profitto non viene prima dell'umanità. E' il principio che hanno invocato ieri i sindacati a Roma, dopo la morte dell'operaio 22enne, precipitato dal Colosseo mentre stava lavorando. Ci sono volute le proteste dei sindacati perchè il ministro Giuli ordinasse la chiusura ai turisti dell'Anfiteatro Flavio – dopo la morte del giovane operaio. “Umanità prima del profitto”, c’era scritto sui cartelli portati dai manifestanti al presidio di protesta dei sindacati confederali e di base. E se considerassimo questo un principio sempre valido da Roma a Taranto e ovunque? Vorrebbe dire – nel caso dell’ex Ilva – considerare sempre valido il principio «prima la salute e poi la produzione». Eppure questo principio sembra far fatica ad emergere, anche se le ultime sentenze ne confermano la validità. A Taranto c'è una paura enorme, ed è comprensibile: si teme che realizzare il diritto alla salute significhi sacrificare l'acciaieria, e quindi il lavoro, il reddito di migliaia di persone. In questa situazione a parlare sono soprattutto le sentenze. La politica appare incapace di elaborare una politica pubblica, di interesse pubblico, per quel sito e quella comunità di lavoratrici e abitanti. Allora, mi chiedo: non è forse arrivato il momento di far parlare non solo il diritto, con le sue burocrazie processuali, ma anche la giustizia, con i suoi principi? Parlare di Taranto significa parlare di quelle vite scomparse nella malattia o nella morte. Non è stato un incidente sul lavoro. Non sono un incidente sul lavoro le 2600 velenosissime tonnellate di amianto inglobate negli altiforni. E' la giustizia che definisce i confini, i perimetri, che vanno oltre le regole pur necessarie del diritto. E' un atto di giustizia dire che «non è giusto costruire una fabbrica che genera morte». Ha detto uno dei massimi esperti di sicurezza sul lavoro, Bruno Giordano, magistrato: «il problema non è penalizzare di più, ma prevenire meglio». E ha aggiunto: «è evidente che in questo paese c’è un problema di etica dell’impresa, del mercato e quindi del lavoro, prima ancora che di responsabilità penale».

  2. 3d ago

    Rai, un bilancio del regime meloniano

    Dopo il bollo, il canone Rai? Fioriscono i prodotti della campagna elettorale della destra. L’ultimo oggetto riguarda il servizio pubblico radiotelevisivo. Oggi cerchiamo di fare un bilancio degli ultimi quattro anni in Rai, mentre si avvicina la fine della legislatura. In Senato si sta discutendo un progetto di riforma della Rai. L’ennesima riforma. Solo che questa volta la Rai deve cambiare regole perché glielo chiede l’Europa (proprio così, non è una frase fatta). Un anno fa, ad agosto 2025, è entrato in vigore lo European Media Freedom Act che impone ai paesi membri di garantire alle aziende del servizio pubblico l’indipendenza dai governi. Le regole attuali sulla governance della Rai – che risalgono al 2015, governo Renzi – vanno invece in direzione contraria. Intanto, proprio ieri, al testo in discussione in Senato è stato presentato un emendamento da parte della maggioranza, due senatori di Forza Italia, che riguarda il canone Rai. Il testo stabilisce che una riduzione del canone sia possibile e subordinata al reperimento di finanziamenti pubblici compensativi, da destinare alla società concessionaria. Dunque, sconti per i contribuenti finanziati col bilancio dello stato. Pubblica ha ospitato Stefano Balassone, autore e produttore televisivo, è stato consigliere di amministrazione della Rai; e Roberto Natale, fa parte dell’attuale cda Rai, è stato ai vertici dei sindacati dei giornalisti Usigrai e Fnsi.

  3. Sep 16

    Una difesa disarmata e disarmante

    Una difesa civile disarmata e disarmante. E’ quella immaginata da diverse associazioni che hanno raccolto oltre 50 mila firme per un disegno di legge di iniziativa popolare che chiede un’altra difesa, una difesa non armata. Le associazioni sono Rete italiana pace e disarmo, Conferenza nazionale degli enti di servizio civile, Pax Christi, Sbilanciamoci, Acli, Libera, Movimento NonViolento. Che cosa chiede la proposta di difesa non armata? Sicuramente ci vuole coraggio e determinazione per chiedere una difesa civile senza armi in uno dei momenti di maggior diffusione della guerra nel mondo. La proposta prevede l’istituzione di un Dipartimento della Difesa civile non armata, nonviolenta presso la presidenza del consiglio. Quattro pilastri: il potenziamento del servizio civile; l’istituzione dei corpi civili di pace (formati da personale preparato ad intervenire nelle aree di crisi prima dell’escalation militare); il rafforzamento della protezione civile come strumento di difesa del territorio dalla devastazione ambientale e climatica; la creazione di un istituto di ricerca per la pace e il disarmo. Per discutere di questa proposta Pubblica ha ospitato Laura Milani, presidente della Conferenza nazionale degli enti di servizio civile; e monsignor Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi Italia. Ospite anche il filosofo del diritto Tommaso Greco (Università di Pisa), autore di “Critica della ragion bellica” (Laterza 2025).

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