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Il futuro dell'Europa? Il "federalismo pragmatico" tra chi ci sta. Ora lo propone anche l’ex capo del governo ed ex presidente della Bce Mario Draghi. Cosa ha detto Draghi, l’altroieri all’università di Lovanio? «L'Europa faccia in fretta, scelga la strada della cooperazione rafforzata e proceda con una unione di federalismo pragmatico». Qual è la novità rispetto al passato? «Cina e Stati Uniti ci vogliono frammentati – dice Draghi - considerano la frammentazione europea funzionale ai loro interessi1». E allora, se è così, le basi del “federalismo pragmatico” devono essere più solide. Che dire di un sano ripudio delle politiche di austerità fiscale che tanta diseguaglianza hanno generato negli ultimi anni? Che dire di una rinnovata centralità del lavoro nella futura costruzione europea. Pubblica ha ospitato Piervirgilio Dastoli, presidente del Consiglio Italiano del Movimento Europeo, già assistente parlamentare di Altiero Spinelli; e Lucia Tajoli, economista, docente al Politecnico di Milano, collaboratrice dell'Istituto di Studi di Politica Internazionale (ISPI).

  1. 6d ago

    Critica dell'Intelligenza Artificiale. Leone XIV, l'enciclica: gli stati tornino a guidare l'innovazione

    Anche l’intelligenza artificiale (IA) dovrà essere disarmata e disarmante? Papa Leone XIV, nelle sua prima enciclica, ci crede al disarmo dell’IA. Disarmare per Robert Prevost non significa rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l’umano. Significa sottrarla ai monopoli. «Un disarmo da logiche – scrive il papa nell’enciclica “Magnifica humanitas” - che la trasformano in strumento di dominio, esclusione o morte». Ci vogliono norme, leggi, per «contenere gli effetti distorsivi del potere tecnologico». Ma non bastano. E papa Leone lo sa. Scrive il pontefice: «occorre domandarci, come avvertiva Francesco, chi oggi detenga questo potere e a quali fini lo orienti». BigTech? Troppo esplicito. Leone parla, invece, di «attori privati dotati di risorse e capacità di intervento superiori a quelle di molti governi». Il potere tecnologico assume un carattere inedito, «prevalentemente privato, difficile da orientare al bene comune». Che cosa determina la concentrazione del potere economico? E’ una tendenza del capitalismo, spiegherebbe un economista di influenze marxista (ad esempio, Emiliano Brancaccio). Ma Prevost, in tutta l’enciclica, non usa mai la parola “capitalismo”, anche se “profitto” ricorre diverse volte nel testo dell’enciclica. Ad esempio, qui: «Evitiamo...l’idolatria del profitto che sacrifica i deboli». E gli stati, cosa possono fare? «Un tempo – sostiene Leone XIV - erano soprattutto gli Stati a guidare e indirizzare l’innovazione». Per l’oggi papa Prevost offre un’indicazione di programma: «ci vogliono criteri chiari e controlli effettivi...la proprietà dei dati non può essere affidata solo ai privati, ma va regolamentata». Pubblica ha ospitato oggi Luigino Bruni , economista, storico del pensiero economico, con interessi per etica, studi biblici e letteratura. E’ autore – tra gli altri - di “Introduzione all’economia civile”; Irene Doda, scrittrice, collabora con diverse testate, scrive di tecnologia, diritti umani, lavoro e questioni di genere. E’ autrice di “Onnipotenti” (Fuoriscena 2026).

    30 min
  2. May 25

    Storia, identità e nazione: la destra a scuola

    Obiettivo: riscrivere gli indici dei manuali di storia. Sembra essere proprio questo il compito che Meloni ha affidato al ministro Valditara che ha appena licenziato le nuove “indicazioni nazionali” (bozze) per l’insegnamento della storia, come delle altre materie, nelle scuole superiori. Che idea della storia emerge da queste indicazioni? Innanzitutto che la storia che importa alla destra al governo è la storia politica, «via maestra – dice Valditara – per accostarsi allo studio del passato». Ma questa passione storico-politica del meloniano Valditara rischia di far fare un grande passo indietro all’insegnamento della storia. «Rischiamo di perdere – racconta la storica Valeria Deplano – una storia molto studiata oggi che è la storia sociale, oppure la storia culturale. Non sono storie "altre", ma elementi importanti della realtà in cui viviamo». Pubblica ha ospitato oggi tre docenti di storia: Giorgio Caravale dell'università di Roma Tre (autore di “Chi controlla il passato. La storia nelle mani del potere”, Laterza 2026); Lucia Ceci, storica del cattolicesimo contemporaneo all’università di Tor Vergata (autrice di “Cattolici tra fascismo e post-fascismo. Spazi pubblici e memorie politiche”); Valeria Deplano, studiosa del colonialismo, università di Cagliari (co-autrice di «Storia del colonialismo italiano. Politica, cultura e memoria dall'età liberale ai nostri giorni», Carocci 2024).

    29 min
  3. May 21

    Capaci, la strage di 34 anni fa. Falcone e le vittime donne antimafiose.

    Sabato 23 maggio sarà il 34esimo anniversario della strage di Capaci del 1992. La strage con la quale cosa nostra ha annientato il suo nemico storico, Giovanni Falcone, ucciso insieme a Francesca Morvillo, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Il 23 maggio 1992 è anche l’epilogo di almeno tutto un ultimo decennio della vita di Falcone, in cui il giudice ha dovuto combattere contro i tentativi di ostacolarlo, metterlo ai margini, isolarlo, che arrivavano dall’interno dello stato. Non fu solo cosa nostra, ricorda da anni l’ex giudice di Palermo Roberto Scarpinato, oggi senatore del M5S. “Le stragi del 92 e 93 – ha raccontato Scarpinato il 4 dicembre del 2023 ad un’iniziativa pubblica del M5S – furono eseguite dai mafiosi, ma furono pianificate da mandanti esterni per ragioni politiche e furono coperte da esponenti dei servizi segreti e della polizia con depistaggi per evitare che dal livello di esecutori si potesse risalire al livello dei mandanti”. Contro questa tesi, c’è quella ufficiale – dice Scarpinato – che si ascolta alle commemorazioni ufficiali: la strage di capaci opera solo di cosa nostra (Riina, Graviano), non ha più niente da dire perché tutti i colpevoli sono stati condannati definitivamente. Nella prima parte della trasmissione di oggi parliamo di “Donne contro la mafia”, che è anche il titolo di un libro pubblicato dalle Edizioni Paoline e scritto da Maria Dell’Anno Sevi. Ospite oggi a Pubblica anche Pierparolo Farina, direttore e fondatore di Wikimafia, la libera enciclopedia sulle mafie, con il quale abbiamo parlato anche del processo Hydra (in corso a Milano) contro il cosiddetto “consorzio mafioso” tra cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra.

    28 min
  4. May 20

    Rimuovere gli ostacoli: il compito della Repubblica al servizio anche dei giovani. Nove proposte dal Forum D&D

    Un’indagine sui giovani tra i 17 e i 19 anni, sulle loro “preoccupazioni, consapevolezze e impegno”. L’ha pensata e l’ha realizzata il Forum Disuguaglianze&Diversità, coordinato da Fabrizio Barca. Tre anni di lavoro, 3 mila ragazze e ragazzi sentite, 21 scuole italiane coinvolte. Dalle risposte – scrivono gli autori e le autrici – «emerige un potenziale di sensibilità e consapevolezza che però non ha la fiducia di tradursi in un impegno collettivo. Questo parla a tutte le organizzazioni sociali, del lavoro, e politiche del Paese, che a quel potenziale grande non riescono a rivolgersi». Questi i percorsi personali. Ma come si passa alle azioni? Bisogna elaborare una piattaforma di proposte concrete che servano a «[…] ”rimuovere gli ostacoli” che impediscono alle persone giovani di realizzare i personali percorsi di vita e di esprimere il potenziale collettivo». “Rimuovere gli ostacoli”: è proprio l’espressione usata dai costituenti in quel pilastro dell’azione pubblica che è l’articolo 3 della Costituzione. Le ricercatrici e i ricercatori del Forum D&D hanno elaborato, sentiti i percorsi personali, nove proposte (dalla scuola all’università, dalla cittadinanza al lavoro, dalla cura alla casa, al patrimonio di partenza allo spazio pubblico) che verranno discusse collettivamente. Ospiti di Pubblica Caterina Manicardi, ricercatrice, fa parte del Forum D&D, dottoranda in economia alla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa; Giulia Cutello, del Forum Diseguaglianze & Diversità; Nannerel Fiano, ricercatrice di diritto costituzionale e diritto pubblico all’università Statale di Milano.

    30 min

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Il futuro dell'Europa? Il "federalismo pragmatico" tra chi ci sta. Ora lo propone anche l’ex capo del governo ed ex presidente della Bce Mario Draghi. Cosa ha detto Draghi, l’altroieri all’università di Lovanio? «L'Europa faccia in fretta, scelga la strada della cooperazione rafforzata e proceda con una unione di federalismo pragmatico». Qual è la novità rispetto al passato? «Cina e Stati Uniti ci vogliono frammentati – dice Draghi - considerano la frammentazione europea funzionale ai loro interessi1». E allora, se è così, le basi del “federalismo pragmatico” devono essere più solide. Che dire di un sano ripudio delle politiche di austerità fiscale che tanta diseguaglianza hanno generato negli ultimi anni? Che dire di una rinnovata centralità del lavoro nella futura costruzione europea. Pubblica ha ospitato Piervirgilio Dastoli, presidente del Consiglio Italiano del Movimento Europeo, già assistente parlamentare di Altiero Spinelli; e Lucia Tajoli, economista, docente al Politecnico di Milano, collaboratrice dell'Istituto di Studi di Politica Internazionale (ISPI).