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Pubblica, mezz’ora al giorno di incontri sull’attualità e le idee

  1. 2d ago

    Ritagli di spesa, tra riarmo e servizi pubblici

    Spesa militare vs. spesa sociale. L’alternativa appare secca. Il meccanismo è collaudato: se bisogna espandere la spesa per armamenti, i governi ricorrono ai tagli della spesa per i servizi pubblici. Pubblica oggi si è occupata di spesa militare presentando un sondaggio di Yougov realizzato per l’università di Genova. Il 33,9% dei cittadini del campione non vuole aumenti di spesa con le stellette, mentre il 25,7% vorrebbe mantenerla invariata. C’è dunque una maggioranza di quasi il 60% (59,6%) che non vuole aumentare la spesa militare come, invece chiede il 28% circa del campione. Per parlare di questo, e dell’evoluzione dell’industria bellica in Italia e in Europa, Pubblica ha ospitato Fabrizio Coticchia, professore ordinario di scienza della politica all'università di Genova, dove insegna studi strategici. Ospite di Pubblica anche Elena Simeti, sociologa del diritto, formatrice, specializzata nella gestione e valorizzazione dei beni sequestrati e confiscati alle mafie. Simeti è coordinatrice dei beni confiscati e componente di Ucapte (Una Casa Amica anche Per TE). Ci ha aggiornati sul processo Hydra. E’ il processo al sistema mafioso di spartizione degli affari tra le tre organizzazioni criminali presenti a Milano e in Lombardia: 'ndrangheta, cosa nostra e camorra. Simeti ci ha parlato anche di una iniziativa di stasera sui beni confiscati alle mafie che si svolgerà stasera alle 11 alla Libera Masseria di Cisliano (Milano) e alla quale parteciperà anche la sostituta procuratrice della DDA di Milano, Alessandra Cerreti.

  2. 3d ago

    Democrazia alla prova. Con Fabrizio Barca

    «Democrazia alla prova» è il titolo di un libro pubblicato da Feltrinelli e scritto da Fabrizio Barca, co-cordinatore del Forum Disuguaglianze e Diversità (FD&D), e dallo storico Luca Borzani, ideatore della Fondazione Cultura di Palazzo Ducale a Genova. «Democrazia alla prova» è anche un modo per descrivere il presente: le democrazie sono messe alla prova da una doppia sfida rappresentata: 1) da una potente «dinamica autoritaria» in giro per il mondo; 2) dalle conseguenze di un neoliberismo ancora in forze. Che cosa può fare la democrazia per riscattarsi da queste sfide minacciose? Come rigenerare una democrazia dopo tante promesse tradite? Pubblica ha ospitato oggi Fabrizio Barca per parlare anche di democrazie alla prova dei conflitti fra le generazioni. Ma la democrazia è messa alle strette, è sfidata, anche quando – ad esempio - il governo Meloni cerca di militarizzare la risposta ai fatti di Milano, affidando poteri di polizia all’esercito. Un colpo di mano tentato e per fortuna fermato dal Quirinale. Mattarella ha potuto contrapporre alla Meloni securitaria le parole pronunciate dal capo dello stato due giorni fa, quando ha parlato della necessità di «analisi intelligenti e approfondite» di quanto accaduto; della necessità di contrastare le violenze che arrivano da «soggetti inediti». Un invito a ragionare – quello di Mattarella - senza agitare le manette. «La società – ha detto oggi il capo dello stato - non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di sottovalutazione». Pubblica ha ospitato oggi anche l'economista Marcella Corsi dell'università La Sapienza di Roma, presidente dell'Associazione internazionale per l'economia femminista. Corsi è tra le fondatrici del sito di analisi e informazioni «ingenere.it». Ha fatto un bilancio del governo Meloni sulle politiche di genere.

  3. 5d ago

    «Occidente, un'idea che non esiste». Intervista a Amitav Acharya

    Maltrattato, vilipeso, inapplicato: sto parlando del diritto e di quanto siano tempi molto duri, oggi, per il diritto. Il disordine delle autocrazie, di cui Donald Trump sembra essere il principale esponente, ha numerosi epigoni in giro per il mondo: dalla Russia di Putin all'India di Modi, all'Argentina di Milei e forse – speriamo di no – al Brasile dei Bolsonaro. E tutti costoro sono interpreti di un mondo che non prevede il diritto, così come l'abbiamo conosciuto finora: e cioè il diritto che sostiene la globalizzazione, il multilateralismo, gli organismi internazionali. Questo svuotamento del diritto è l'espressione – tra le altre cose - della fine di un patto tra i principali poli dell'Occidente: Europa e Stati Uniti. Cosa succederà alla leadership occidentale, si sta avvicinando ad un esaurimento della propria forza? Questa è una delle domande che ho fatto ad un grande studioso di relazioni internazionali che insegna all'American University di Washington. Si chiama Amitav Acharya. Il professor Acharya è autore di un libro appena tradotto in italiano: «Storia e futuro dell'ordine mondiale. Perchè la civiltà globale sopravviverà al declino dell'occidente» (Fazi Editore 2026). Ospite della puntata di oggi di Pubblica anche l’avvocata Veronica Dini, tra le autrici di una proposta di legge di iniziativa popolare promossa da Emergency. E’ stata lanciata da una decina di giorni una raccolta firme. Ce ne vogliono 50 mila per poter portare la legge di iniziativa popolare in parlamento. Il testo - di cui ci ha parlato l’avvocata Dini - chiede di riconoscere a tutti i cittadini il diritto all’obiezione di coscienza alla guerra, quindi di poter esercitare il proprio rifiuto di mettere a disposizione della guerra il proprio corpo, il proprio lavoro e il proprio consenso, senza incorrere in sanzioni o punizioni.

  4. Oct 5

    Mafia, Graviano parla ma non dice. E il gip di Caltanisetta aizza la destra contro Scarpinato

    Berlusconi e gli affari con i Graviano. Il boss di cosa nostra, mai pentito, in carcere da 32 anni, Giuseppe Graviano ha parlato. Venerdì scorso, 2 ottobre, come testimone nel processo di Firenze a Salvatore Baiardo, già condannato per aver favorito la latitanza di Graviano negli anni ’90. «Mio nonno Filippo Quartararo, insieme ad amici, ha fatto una società con Silvio Berlusconi nel 1969-70». E’ uno dei passaggi centrali della testimonianza di Graviano. Sarà vero? La prova che porta il boss mafioso – debolissima, quasi incosistente - è “una carta” che, però, può recuperare solo se libero, ha detto il suo avvocato. La testimonianza di Graviano è stata messa in ombra in questi ultimi giorni da un’altra notizia, sabato 3 ottobre: la decisione del gip di Caltanissetta, Santi Bologna, di archiviare un filone di inchiesta – a carico di ignoti – sulle stragi di Capaci e via d’Amelio del 1992. Una vicenda complicata. Ad essere archiviato è stato il filone “mafia e affari”, che nasce da un rapporto del Ros dei Carabinieri del 1991 con al centro un intreccio tra esponenti del mondo politico, imprenditoriale e mafioso. Nella decisione del gip di Caltanissetta viene sferrato un colpo all’ex pm Roberto Scarpinato, oggi senatore M5S. Il gip Bologna ha definito l’ex procuratore generale di Palermo autore di un “attività depistante” nei confronti di un ex collega, Gioacchino Natoli. Tanto è bastato per aizzare la destra che in commissione antimafia ha chiesto subito le dimissioni di Scarpinato. I parlamentari della destra, dall’inizio della legislatura, vedono nel senatore Cinque Stelle un irriducibile avversario politico. Scarpinato è il portatore di una sua tesi sulle stragi del 1992-93. Le stragi non furono solo di mafia, sostiene Scarpinato, ma coinvolsero mandanti e complici eccellenti esterni a cosa ostra, come dimostrato «da gravi e ripetuti depistaggi, dalla partecipazione di soggetti esterni e dalle dichiarazioni di vari collaboratori di giustizia». Opite della puntata Marco Lillo, giornalista e vice-direttore del Fatto Quotidiano.

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