Voci del Grigioni italiano

RSI - Radiotelevisione svizzera

L'approfondimento della politica e dell'attualità vista dal Grigioni italiano.

  1. 4d ago

    Alla ricerca della cura: la medicina regolativa della Swiss Mountain Clinic

    Che cosa cerchiamo davvero quando cerchiamo una cura? Questa settimana, le “Voci del Grigioni italiano” ci portano a Castaneda, in Val Calanca, per scoprire la Swiss Mountain Clinic (già Paracelsus Clinica al Ronc). Nata negli anni 80 grazie al profondo legame con Adele Duttweiler — moglie del fondatore di Migros —, la struttura porta avanti una filosofia immutata: considerare la salute non come semplice assenza di sintomi, ma come un cammino di regolazione e armonia globale tra corpo, mente e spirito. Insieme ad Alessandro Tini e alla dottoressa Friderike Wiechel, medico della clinica, esploriamo i fondamenti della medicina funzionale e regolativa. Lontano dall’essere una mera “alternativa”, questo approccio mira a riattivare le naturali capacità di autoguarigione dell’organismo attraverso percorsi personalizzati: dalle terapie infusionali e disintossicanti alla biorisonanza, fino a un’alimentazione curata nei minimi dettagli. La dottoressa Wiechel risponde alle domande più concrete: quali sono i trattamenti proposti? Come si misura scientificamente l’efficacia delle cure? Quali sono i costi e come intervengono le casse malati? Un viaggio che unisce rigore scientifico ed empatia, in un luogo magico e isolato dove il confronto tra i pazienti e il contatto con la natura diventano essi stessi parte del processo terapeutico. Uno spazio sicuro per imparare, prima di tutto, a diventare “medici di se stessi”.

    Alla ricerca della cura: la medicina regolativa della Swiss Mountain Clinic
  2. Oct 23

    85 anni di Voci del Grigioni italiano: da presidio identitario a faro d’informazione

    Nate nell’autunno del 1939 come baluardo della difesa spirituale elvetica e battezzate definitivamente il 25 novembre 1941, le Voci del Grigioni italiano festeggiano 85 anni ufficiali di trasmissione ininterrotta, fregiandosi del primato certificato dal Guinness World Records come settimanale radiofonico di informazione più longevo al mondo. In questa puntata speciale, l’attuale responsabile giornalistico Alessandro Tini dialoga in studio con Marco Petrelli, storico corrispondente RSI e già responsabile della testata, per tracciare un bilancio che guarda al presente e al futuro. La puntata mette a fuoco la metamorfosi del programma: dall’iniziale “guerra di trincea” per salvare la trasmissione dalla soppressione e sottrarla al rischio di isolamento campanilistico, fino all’offensiva di rinnovamento professionale promossa negli anni Novanta con Fredy Franzoni e proseguita oggi con i reportage sul campo e i nuovi riconoscimenti. Il racconto si snoda attraverso testimonianze di primo piano: Guido Lardi ricorda le battaglie politiche e la figura chiave di Fausto Tognola a difesa dell’identità italofona; Gustavo Lardi, invece, ripercorre le sfide tecniche dei corrispondenti di valle; Cassiano Luminati (direttore del Polo Poschiavo) evidenzia il ruolo della trasmissione come memoria storica viva e ponte oltre i confini con la Valtellina; Franco Milani (presidente della Pro Grigioni Italiano) ribadisce il valore di coesione culturale per le valli periferiche; infine Nicola Zala sottolinea il legame affettivo e formativo che unisce la redazione a questo storico appuntamento radiofonico.

    85 anni di Voci del Grigioni italiano: da presidio identitario a faro d’informazione
  3. Oct 2

    Un mondo in un palmo: la Valposchiavo prima dello smartphone

    Oggi lo smartphone racchiude la nostra intera quotidianità: telefono, macchina fotografica, televisione, mappe e lettere sono fusi in un unico, onnipresente oggetto. Ma cosa c’era prima di questa rivoluzione? Le Voci del Grigioni italiano vi portano alla scoperta di “Valposchiavo: scorci di vita prima dello smartphone”, l’insolita mostra curata dall’associazione iSTORIA - Archivi Fotografici della Valposchiavo. Attraverso i ricordi di Alessandra Jochum Siccardi, Pierluigi Crameri e del presidente Arno Zanetti, la puntata ripercorre il legame speciale tra questa valle apparentemente isolata e l’innovazione tecnologica. Dalle prime foto del 1855 ai telefoni a disco che costringevano a correre per strada per rispondere, fino alle antenne “clandestine” per captare la Rai: la Valposchiavo ha sempre precorso i tempi per accorciare le distanze geografiche. Un viaggio nostalgico e ironico che tocca tappe epocali come il pionieristico “Progetto Poschiavo” per l’alfabetizzazione internet e l’introduzione dei primi, mastodontici computer a scuola. La trasmissione solleva anche un interrogativo cruciale sul nostro presente: in un’epoca invasa da miliardi di immagini digitali, volatili e destinate a perdersi con l’obsolescenza dei dispositivi, come documenteremo il nostro tempo? Se le vecchie lastre fotografiche in vetro resistono da oltre un secolo, il rischio odierno è quello di perdere la memoria storica a causa di una tecnologia tanto veloce quanto effimera. Una riflessione imperdibile su come il passaggio da gesti manuali e collettivi a interazioni individuali abbia cambiato per sempre il nostro modo di vivere e comunicare.

    Un mondo in un palmo: la Valposchiavo prima dello smartphone
  4. Sep 25

    La sfida del Bernina: storia di una strada che ha unito il Nord e il Sud delle Alpi

    Oggi lo percorriamo in automobile in pochi minuti, quasi senza pensarci, ma per secoli il Passo del Bernina ha rappresentato una sfida formidabile contro la natura, il vento e le tempeste di neve. Un valico vitale per la Valposchiavo, l’Engadina e l’intero Canton Grigioni, che ha saputo trasformarsi da barriera quasi insormontabile a collegamento stabile tra il Nord e il Sud delle Alpi. In questa puntata di Voci del Grigione italiano, Alessandro Tini e Antonia Marsetti ci accompagnano alla scoperta di questa straordinaria epopea attraverso le pagine del libro “Passo del Bernina. Un viaggio attraverso i secoli”, scritto a quattro mani dalla storica Matilde Bontognali e dall’economista Luigi Badilatti. Dalle cronache cinquecentesche dei viaggiatori veneziani e di Benvenuto Cellini – che temettero per la propria vita tra i ghiacci – fino alle grandi battaglie politiche degli anni ‘60 guidate dal “Re del Bernina” Felice Luminati per garantire l’apertura invernale della strada. Un racconto corale fatto di documenti storici, ma anche di vividi ricordi personali: dalle leggendarie e rischiose traversate notturne della fresa guidata da Gian Luzi Battaglia, alle ingegnose soluzioni per il distacco delle valanghe, fino alle storie degli stradini e delle guide alpine che hanno vissuto la montagna con profondo rispetto. Un viaggio emozionante per capire come una comunità alpina sia riuscita, generazione dopo generazione, non a “vincere” la montagna, ma a imparare ad ascoltarla e a convivere con essa.

    La sfida del Bernina: storia di una strada che ha unito il Nord e il Sud delle Alpi
  5. Sep 18

    La terra brucia, la natura resiste: l’agricoltura del Grigionitaliano e della Valtellina alla prova della grande siccità

    Il cambiamento climatico non è più una minaccia futura, ma una realtà con cui il territorio alpino deve fare i conti oggi. In questa puntata delle Voci del Grigioni italiano, condotta da Alessandro Tini, vi portiamo nel cuore di un’annata eccezionalmente calda e siccitosa, analizzando l’impatto su quattro settori chiave della nostra economia agricola. Partiamo dal Moesano, dove l’apicoltura ha registrato un raccolto nella media ma deve affrontare nuove insidie. Ne parliamo con Giovanni Randelli, presidente della Società degli apicoltori del Moesano, che fa il punto sulla qualità del miele e sul preoccupante aumento del parassita varroa. Ci spostiamo poi in Bregaglia, dove la carenza idrica e il caldo torrido hanno messo in ginocchio il comparto dell’allevamento. Elio Rezzoli, presidente della Società agricola Bregaglia, lancia l’allarme sulla drastica riduzione delle riserve di foraggio e sulla necessità di ripensare l’intero sistema zootecnico alpino. Non mancano però segnali di resilienza. Nella viticoltura del Moesano, Kristian Köppel della Cantina 800 di Roveredo ci spiega come una gestione sostenibile del suolo e della chioma abbia permesso di ottenere una vendemmia quantitativamente stabile e di ottima qualità. Infine, varchiamo il confine per andare in Valtellina, dove la frutticoltura affronta la siccità e la piaga della cimice asiatica. Con Luca Follini, responsabile del comparto Frutticoltura dell’Istituto Superiore Fojanini di Sondrio, scopriamo come la tecnologia irrigua, le reti antigrandine e l’introduzione di nuove varietà resistenti, come la mela Bernina, stiano tracciando la via per il futuro del settore.

    La terra brucia, la natura resiste: l’agricoltura del Grigionitaliano e della Valtellina alla prova della grande siccità
  6. Sep 11

    Madonna di Tirano: il Santuario tra Valtellina, Grigioni e Ticino

    Il Santuario della Madonna di Tirano sorge in un luogo geograficamente e storicamente strategico, situato all’imbocco della Valposchiavo, al crocevia delle vie di comunicazione che collegano la Valtellina ai passi alpini del Bernina e dello Stelvio. La sua storia spirituale ha inizio all’alba del 29 settembre 1504. Secondo la tradizione devozionale, il tiranese Mario Omodèi si stava recando nei suoi campi quando fu sorpreso da una luce sfolgorante. In quel bagliore gli apparve la Vergine Maria che, pronunciando le celebri parole “Bene avrai” (promessa di guarigione dalla peste che allora flagellava la zona), chiese esplicitamente che in quel preciso luogo venisse edificato un tempio in suo onore. La risposta della comunità locale fu immediata e corale: la prima pietra del nuovo edificio sacro venne posta il 25 marzo 1505, nel giorno dell’Annunciazione. Nel giro di pochi decenni, grazie al fervore religioso e al sostegno delle autorità locali, prese forma quello che oggi è considerato uno dei più splendidi e significativi esempi di architettura rinascimentale lombarda nell’intera area alpina. Un capolavoro del Rinascimento: l’armonia delle forme e lo stupore barocco L’architettura del Santuario è un mirabile esempio di transizione e fusione di stili. All’esterno, la facciata e le linee strutturali esprimono il perfetto equilibrio, la simmetria e la razionalità tipiche del Rinascimento lombardo, fortemente influenzato dai modelli dei maestri attivi a Milano e Como (tra cui spicca l’influenza di Giovanni Antonio Amadeo). Il campanile, slanciato e monumentale, svetta con le sue bifore e trifore, richiamando lo stile romanico-rinascimentale. Varcata la soglia, l’osservatore viene accolto da un contrasto scenografico straordinario: la purezza rinascimentale cede il passo a una sorprendente e fastosa ricchezza barocca. Navate e cappelle sono decorate da un fitto tessuto di affreschi, stucchi, sculture e marmi policromi. Il fulcro visivo e spirituale dell’interno è senza dubbio la monumentale cassa lignea dell’organo seicentesco, un capolavoro assoluto dell’intaglio valtellinese realizzato da Giuseppe Bulgarini tra il 1608 e il 1617, completato successivamente dalle decorazioni di Giovanni Battista Salmoiraghi. Questa colossale struttura lignea, sorretta da telamoni e decorata con intricati dettagli di angeli, profeti e scene bibliche, è considerata uno degli organi storici più importanti d’Europa. Al centro della devozione popolare rimane tuttavia la Cappella dell’Apparizione, collocata esattamente nel punto in cui la tradizione colloca l’incontro tra l’Omodèi e la Vergine, un luogo intimo che custodisce il cuore spirituale del santuario. All’ombra della storia: tra il Ducato di Milano e le Tre Leghe Quando iniziarono i lavori di costruzione, la Valtellina apparteneva ancora al Ducato di Milano, sotto l’influenza politica e artistica della pianura lombarda. Tuttavia, il destino politico della valle stava per cambiare radicalmente. Nel 1512, appena sette anni dopo la posa della prima pietra, la Valtellina passò sotto il dominio delle Tre Leghe (l’odierno Canton Grigioni), inaugurando una complessa vicenda geopolitica destinata a durare quasi tre secoli, fino al 1797. Questo dettaglio temporale è fondamentale per comprendere l’identità del Santuario: la chiesa precede cronologicamente la Riforma protestante. Essa non nacque, quindi, come un baluardo confessionale o come un simbolo della Controriforma contro il protestantesimo d’oltralpe. Ciononostante, nei secoli successivi e in particolare durante i drammatici anni delle guerre di religione in Valtellina (culminate nel Sacro Macello del 1620), il Santuario assunse inevitabilmente un ruolo politico e religioso di primissimo piano, diventando il baluardo dell’identità cattolica della valle di fronte ai dominatori grigionesi, in gran parte di fede riformata. Maestranze ticinesi: la permeabilità delle frontiere alpine La storia del cantiere di Tirano è anche la testimonianza di quanto fossero permeabili e fluidi gli antichi confini alpini, ben prima del concetto moderno di frontiera di Stato. Le Alpi non erano barriere insormontabili, bensì vie di transito per idee, merci e artisti. Al grande cantiere del Santuario lavorarono infatti numerosi maestri costruttori, scultori, stuccatori e pittori provenienti dai territori dell’attuale Canton Ticino e dalle valli dei laghi lombardi. Queste maestranze (tra cui figurano storicamente architetti della cerchia dei Rodari di Maroggia) portarono in Valtellina il “saper fare” tecnico e artistico sviluppato nei grandi cantieri del Duomo di Como e della Certosa di Pavia, lasciando un’impronta indelebile nella pietra e negli stucchi della basilica. L’asse Tirano-Valposchiavo: una rete economica e religiosa Il Santuario non crebbe soltanto grazie alla fede, ma anche grazie a una solida struttura amministrativa alimentata dalle generose offerte dei pellegrini e da un importante patrimonio di beni immobili e terreni. Nel 1517, un atto fondamentale sancì la confluenza nell’amministrazione del Santuario dei possedimenti degli antichi xenodochi (ospizi per pellegrini) di Santa Perpetua (situato a Tirano) e di San Remigio (posto sul crinale montuoso verso la Valposchiavo). Questi due storici avamposti dell’accoglienza alpina testimoniano l’esistenza di una fitta rete religiosa, assistenziale ed economica che da secoli univa Tirano alla Svizzera e, nello specifico, alla Valposchiavo. La gestione unificata di questi beni permise al Santuario di disporre delle risorse necessarie per completare le sue monumentali strutture e per assistere i viandanti che valicavano i passi alpini. Un patrimonio civico che guarda al futuro Oggi la Basilica della Madonna di Tirano presenta una peculiarità giuridica e amministrativa straordinariamente rara: appartiene direttamente al Comune di Tirano e non alla diocesi, una condizione storica che ne sottolinea il profondo legame civico con la popolazione locale. Dichiarata nel 1946 “Patrona della Valtellina” da Papa Pio XII, la Basilica continua a essere un polo d’attrazione spirituale, artistico e turistico di livello internazionale. Il legame con la Svizzera rimane vivo anche grazie alla vicina stazione del Trenino Rosso del Bernina (Patrimonio Mondiale UNESCO), che porta migliaia di visitatori svizzeri e internazionali a concludere il proprio viaggio proprio di fronte alla maestosa facciata del Santuario. Oggi questo straordinario monumento non si limita a custodire il proprio passato, ma guarda al futuro. Sono infatti in atto e in fase di progettazione importanti interventi urbanistici destinati a ridisegnare, pedonalizzare e valorizzare l’intera piazza e l’area circostante, per garantire che questo storico crocevia di popoli continui a essere, per i secoli a venire, un luogo di incontro, bellezza e accoglienza.

    Madonna di Tirano: il Santuario tra Valtellina, Grigioni e Ticino

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