Voci del Grigioni italiano

RSI - Radiotelevisione svizzera

L'approfondimento della politica e dell'attualità vista dal Grigioni italiano.

  1. 5d ago

    La rinascita del Santuario di Gallivaggio: il punto della situazione dopo la frana del 2018

    Oltre 7’000 metri cubi di roccia, detriti e legname si abbatterono sulla chiesa dedicata alla Madonna della Misericordia, considerata il centro spirituale della valle. La storia del santuario inizia il 10 ottobre 1492, quando due ragazze annunciarono di aver visto la Madonna mentre raccoglievano castagne. “Videro apparire questa figura piccola, tutta vestita di bianco, che disse loro: ‘Io sono la mamma di Dio’”, racconta lo storico Guido Scaramellini. Nel 1493 sorgeva già una piccola chiesa in legno, sostituita dall’attuale santuario tra la fine del Cinquecento e i primi del Seicento. La consacrazione avvenne nel 1615. Tesori artistici da salvare L’interno custodisce un prezioso ciclo di affreschi realizzato nei primi anni del Seicento da Domenico Caresana, pittore ticinese che lavorò anche nel Duomo di Milano. Tra le opere più significative, l’Incoronazione della Vergine di Paolo Camillo Landriano (1606) e dipinti settecenteschi di Cesare Ligari. Dopo la frana, oltre 120 opere tra dipinti, statue e arredi sono state recuperate e messe in sicurezza. Il cantiere del restauro “L’intervento non è solo un recupero dei danni, ma anche un miglioramento sismico dell’intera struttura”, spiega l’ingegnere Virgilio Scalco, direttore dei lavori. Sono state installate travi sovradimensionate sulla copertura per proteggere le volte affrescate da eventuali nuove cadute di massi. L’architetto Mauro De Giovanni coordina il restauro artistico: “La frana ha bucato un angolo di un affresco del Caresana. I frammenti sono stati catalogati e verranno riutilizzati per ricomporre l’opera”. Il lavoro più delicato riguarda la pulitura dalla polvere e il consolidamento degli intonaci distaccati. Come contribuire Il primo lotto di lavori ammonta a 4’600’000 euro: 3’600’000 da fondi pubblici (Regione Lombardia e Provincia) e 1’000’000 dalla Diocesi di Como e dalla parrocchia. “Finora abbiamo raccolto circa 300’000 euro attraverso donazioni”, afferma l’ingegnere Matteo Zubiani della commissione diocesana. Il santuario si è affiliato a Italia per il Dono, garantendo massima trasparenza. È possibile donare anche per il restauro di opere specifiche: 50 euro per due stelline della navata, 100 euro per il rosone. Sul sito sono visibili tutti i nomi dei donatori e i loro messaggi. La strada per la riapertura è ancora lunga, ma la fede dei valligiani e dei fedeli di ogni dove sta riportando in vita questo luogo simbolo della Valchiavenna.

    La rinascita del Santuario di Gallivaggio: il punto della situazione dopo la frana del 2018
  2. Jul 31

    I segreti dello Stelvio: il clima svela la Storia

    La siccità e il ritiro dei ghiacciai stanno stravolgendo il paesaggio alpino, ma questa emergenza climatica apre una finestra inaspettata sul passato. Nel Parco Nazionale dello Stelvio, in Alta Valtellina, la montagna si rivela un immenso archivio a cielo aperto. Il progetto Interreg Archeo Alps, che ha visto collaborare il Parco, l’Università di Bergamo e la Sovrintendenza, sta portando alla luce scoperte straordinarie. Sulle vette del Pizzo Tresero, oltre i 3’000 metri, riemergono tracce di cacciatori del Mesolitico (10’000 anni fa) e incisioni rupestri dell’età del Bronzo, le più alte d’Europa. Nelle valli, il ritiro delle acque del bacino di Cancano ha svelato i resti di un insediamento medievale con chiesa e xenodochio, sommerso nel 1950 dalla diga di San Giacomo di Fraele. Gli affreschi settecenteschi recuperati sono ora in restauro e saranno esposti in un museo ricavato dall’ex mensa degli operai della diga. La deglaciazione restituisce anche i frammenti della Guerra Bianca (1915-1918): fortificazioni, trincee e strade militari che correvano a quote impensabili. Il Forte del Monte delle Scale, a 2’500 metri, testimonia l’immane sforzo ingegneristico di quel conflitto. La sfida ora è valorizzare questo patrimonio senza compromettere l’ecosistema fragile, promuovendo turismo sostenibile e recuperando strutture esistenti invece di consumare nuovo suolo. Un museo d’alta quota che sia monito per la pace e rispetto per la montagna.

    I segreti dello Stelvio: il clima svela la Storia
  3. Jul 24

    Vent’anni di teatro a Palazzo Castelmur in Bregaglia

    La Val Bregaglia celebra un traguardo storico: il Festival di teatro al Castelmur compie vent’anni. Nato nel 2007 da un’idea dei direttori artistici Emanuel Rosenberg e Piera Gianotti Rosenberg, l’evento ha trasformato una valle alpina in un punto di riferimento per il teatro internazionale. Tutto è iniziato nel 2005 con i primi laboratori teatrali e circensi. “I corsi di teatro li facevamo già prima”, racconta Emanuel Rosenberg. “Il festival è nato proprio da uno di questi esiti, quando una persona della valle ha detto: ‘Sono bellissimi questi lavori che fate con i ragazzi, ma sarebbe bello vedere anche voi professionisti’”. L’edizione corrente celebra due decenni di programmazione eterogenea, che spazia dal teatro di ricerca a quello di figura, includendo teatro musicale, danza e circo-teatro. L’approfondimento esplora le dinamiche che hanno permesso al festival di mantenere la propria continuità e vitalità nel corso degli anni.   L’approfondimento esplora le dinamiche che hanno permesso al festival di mantenere la propria continuità e vitalità nel corso degli anni, evidenziando in primo luogo il forte legame intergenerazionale e il valore comunitario del progetto. La rassegna ha infatti visto crescere i partecipanti delle primissime edizioni che oggi, diventati giovani adulti, affiancano le nuove generazioni nel supporto logistico e organizzativo. Questa sinergia, unita al fondamentale apporto del volontariato e al radicamento nel territorio illustrato dalle voci del comitato direttivo, ha permesso a un’iniziativa culturale indipendente di consolidarsi con successo anche al di fuori dei grandi circuiti metropolitani.  In occasione di questo traguardo storico, i direttori artistici Emanuele Rosenberg e Piera Gianotti Rosenberg affrontano anche il tema del passaggio di testimone. L’obiettivo e l’auspicio per gli anni a venire è quello di un ricambio fisiologico, incentivando un coinvolgimento sempre più diretto dei giovani nell’organizzazione, affinché le nuove generazioni possano prendere in mano il progetto e accompagnarlo nel tempo verso un’evoluzione armoniosa.

    Vent’anni di teatro a Palazzo Castelmur in Bregaglia
  4. Jul 17

    Economia nelle valli del Grigionitaliano: tra sfide e innovazione

    Questa edizione è dedicata all’economia, all’artigianato e al commercio delle valli italofone dei Grigioni. Un viaggio dalla Val Poschiavo al Moesano, passando per la Bregaglia, per comprendere le sfide del tessuto imprenditoriale locale in un contesto montano e di confine. Fare impresa in queste valli significa affrontare sfide enormi: carenza di manodopera, ricambio generazionale, formazione dei giovani e necessità di fare rete. Alessandro Tini e Antonia Marsetti conducono un’analisi approfondita con un’incursione oltreconfine per capire come il mercato del lavoro italiano influenzi la realtà grigionese. In Val Poschiavo, Manuela kalt, presidente dell’Associazione Artigiani e Commercianti, racconta l’evoluzione dell’economia locale e progetti innovativi come Carta Equa, che nel primo anno ha generato un giro d’affari di quasi 100’000 franchi spesi interamente in valle. La sfida principale resta la formazione dei giovani e la comprensione delle nuove generazioni. In Bregaglia, Andrea Crüzer, presidente dell’associazione locale da quindici anni, descrive le difficoltà di un territorio schiacciato tra la concorrenza dei grandi centri commerciali oltreconfine e la fatica di trovare un ricambio generazionale. Dopo anni di presidenza, cerca un successore. Dalla Valtellina, il segretario di Confartigianato Sondrio Alberto Pasina spiega la crisi demografica che colpisce le 4’000 imprese artigiane con 12’000 addetti e il cambiamento dell’etica del lavoro tra i giovani, che oggi privilegiano la qualità di vita rispetto al sacrificio. Nel Moesano, il neo-presidente Luca Bottinelli affronta la sfida di succedere a Giovanni Polti alla guida della AMAM, che conta quasi 100 associati. Un ricambio programmato per garantire continuità a un’associazione viva e propositiva. Emerge un quadro chiaro: l’economia del Grigione italiano non può vivere isolata. Serve coraggio, flessibilità e capacità di superare confini per costruire il futuro.

    Economia nelle valli del Grigionitaliano: tra sfide e innovazione
  5. Jul 10

    Addio a Massimo Lardi, voce del Grigioni 

    La cultura del Grigione italiano ha perso una delle sue voci più autorevoli. Si è spento a quasi 90 anni Massimo Lardi, scrittore, saggista, storico e docente nato a Le Prese in Valposchiavo nel 1936. Massimo Lardi ha dedicato l’intera esistenza allo studio e alla valorizzazione della storia, della lingua e dell’identità delle valli grigionesi italiane. Dopo il dottorato in Lettere, ha insegnato alla scuola secondaria di Poschiavo e alla Scuola magistrale cantonale di Coira. Per dieci anni ha diretto i Quaderni Grigioni Italiani, punto di riferimento per la cultura della Svizzera italiana. La sua produzione comprende romanzi storici, racconti, saggi, studi biografici, opere teatrali e traduzioni. Tra i titoli più noti: Dal Bernina al Naviglio (2002), Il barone De Bass (2009, tradotto anche in tedesco) e Don Francesco Rodolfo Mengozzi (2018). Nel 2017 il Cantone gli ha conferito il Premio grigionese per la letteratura. “È difficile fare più di quanto abbia fatto lui per difendere e promuovere la nostra lingua e cultura”, ricorda Franco Milani, presidente della Pro Grigioni Italiano, che annuncia un numero monografico dei Quaderni dedicato a Lardi nel 2026. Lo storico Andrea Paganini sottolinea: “La vera caratteristica di questo scrittore è il connubio tra letteratura e storia, la capacità di osservare la storia mondiale dal punto di vista locale della Valposchiavo”. Massimo Lardi lascia la moglie Vera e la famiglia. Il suo lascito culturale continuerà a illuminare le generazioni future.

    Addio a Massimo Lardi, voce del Grigioni 
  6. Jul 3

    Quando la danza unisce le valli: tango e flamenco nei Grigioni

    La passione per il tango ha contagiato la Valposchiavo. Alcune coppie hanno dato vita all’associazione Tango Valposchiavo, che conta circa 30 soci provenienti dalla valle e dalla vicina Valtellina. L’associazione ha organizzato un festival di tre giorni con lezioni tenute da insegnanti professionisti. “Siamo circa 30 associati e speriamo di continuare a organizzare festival e far venire insegnanti che ci aiutano a migliorare nella tecnica”, spiega Michela Paganini, una delle fondatrici insieme a Luca Molinari. Il tango è un ballo che crea comunità. “Si impara ad ascoltare l’altro, a incontrarlo, ad abbracciarlo”, racconta un’appassionata. “È una sensazione bellissima perché si crea una comunità di appassionati”. Al festival hanno partecipato ballerini da Verona, Milano, Brescia, Napoli e persino dalla Francia. Juan Carlos Martinez e Nora Witanowsky insegnanti professionisti giunti da Napoli, hanno guidato i laboratori. “Il tango è per tutti. È una sfida molto personale che aiuta a superare le distanze tra le persone”, spiega Martinez. “Nell’abbraccio si condivide la musica e si fanno sentire emozioni. Questo cura il tango”. Scendendo in Valtellina, il tango diventa medicina. L’associazione Valtango  ASD segue una ventina di persone affette da Parkinson, demenza o Alzheimer attraverso il metodo “Riabilitango”. Domenico Connoci e Ausilia Pederzoli, istruttori formati e specializzati, spiegano: “Lavoriamo sull’equilibrio, sulle velocità e sulle attese. Il tango stimola il soggetto a personalizzare i propri passi in base alle proprie capacità”. L’obiettivo è rallentare gli effetti delle malattie neurodegenerative. “Lavoriamo sui rallentamenti, sul cambio di peso dei passi. Per il parkinsoniano che ha il blocco motorio, con tecniche specifiche lo aiutiamo a superare le difficoltà”, spiega Connoci. A Roveredo, nella casa patriziale, batte un cuore gitano. Vanessa Nicola, che gestisce la scuola Rosa de fuego ha portato il flamenco in Mesolcina dopo aver vissuto due anni in Spagna e aver studiato danza professionale a Zurigo.”Ballare il flamenco è un duro lavoro che si fa con se stessi, non solo fisico ma anche psichico e dell’anima”, spiega. “Bisogna essere costanti e lottare per riuscire a ottenere qualcosa”.

    Quando la danza unisce le valli: tango e flamenco nei Grigioni

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