Voci del Grigioni italiano

RSI - Radiotelevisione svizzera

L'approfondimento della politica e dell'attualità vista dal Grigioni italiano.

  1. 3d ago

    Vent’anni di teatro a Palazzo Castelmur in Bregaglia

    La Val Bregaglia celebra un traguardo storico: il Festival di teatro al Castelmur compie vent’anni. Nato nel 2007 da un’idea dei direttori artistici Emanuel Rosenberg e Piera Gianotti Rosenberg, l’evento ha trasformato una valle alpina in un punto di riferimento per il teatro internazionale. Tutto è iniziato nel 2005 con i primi laboratori teatrali e circensi. “I corsi di teatro li facevamo già prima”, racconta Emanuel Rosenberg. “Il festival è nato proprio da uno di questi esiti, quando una persona della valle ha detto: ‘Sono bellissimi questi lavori che fate con i ragazzi, ma sarebbe bello vedere anche voi professionisti’”. L’edizione corrente celebra due decenni di programmazione eterogenea, che spazia dal teatro di ricerca a quello di figura, includendo teatro musicale, danza e circo-teatro. L’approfondimento esplora le dinamiche che hanno permesso al festival di mantenere la propria continuità e vitalità nel corso degli anni.   L’approfondimento esplora le dinamiche che hanno permesso al festival di mantenere la propria continuità e vitalità nel corso degli anni, evidenziando in primo luogo il forte legame intergenerazionale e il valore comunitario del progetto. La rassegna ha infatti visto crescere i partecipanti delle primissime edizioni che oggi, diventati giovani adulti, affiancano le nuove generazioni nel supporto logistico e organizzativo. Questa sinergia, unita al fondamentale apporto del volontariato e al radicamento nel territorio illustrato dalle voci del comitato direttivo, ha permesso a un’iniziativa culturale indipendente di consolidarsi con successo anche al di fuori dei grandi circuiti metropolitani.  In occasione di questo traguardo storico, i direttori artistici Emanuele Rosenberg e Piera Gianotti Rosenberg affrontano anche il tema del passaggio di testimone. L’obiettivo e l’auspicio per gli anni a venire è quello di un ricambio fisiologico, incentivando un coinvolgimento sempre più diretto dei giovani nell’organizzazione, affinché le nuove generazioni possano prendere in mano il progetto e accompagnarlo nel tempo verso un’evoluzione armoniosa.

    Vent’anni di teatro a Palazzo Castelmur in Bregaglia
  2. Jul 17

    Economia nelle valli del Grigionitaliano: tra sfide e innovazione

    Questa edizione è dedicata all’economia, all’artigianato e al commercio delle valli italofone dei Grigioni. Un viaggio dalla Val Poschiavo al Moesano, passando per la Bregaglia, per comprendere le sfide del tessuto imprenditoriale locale in un contesto montano e di confine. Fare impresa in queste valli significa affrontare sfide enormi: carenza di manodopera, ricambio generazionale, formazione dei giovani e necessità di fare rete. Alessandro Tini e Antonia Marsetti conducono un’analisi approfondita con un’incursione oltreconfine per capire come il mercato del lavoro italiano influenzi la realtà grigionese. In Val Poschiavo, Manuela kalt, presidente dell’Associazione Artigiani e Commercianti, racconta l’evoluzione dell’economia locale e progetti innovativi come Carta Equa, che nel primo anno ha generato un giro d’affari di quasi 100’000 franchi spesi interamente in valle. La sfida principale resta la formazione dei giovani e la comprensione delle nuove generazioni. In Bregaglia, Andrea Crüzer, presidente dell’associazione locale da quindici anni, descrive le difficoltà di un territorio schiacciato tra la concorrenza dei grandi centri commerciali oltreconfine e la fatica di trovare un ricambio generazionale. Dopo anni di presidenza, cerca un successore. Dalla Valtellina, il segretario di Confartigianato Sondrio Alberto Pasina spiega la crisi demografica che colpisce le 4’000 imprese artigiane con 12’000 addetti e il cambiamento dell’etica del lavoro tra i giovani, che oggi privilegiano la qualità di vita rispetto al sacrificio. Nel Moesano, il neo-presidente Luca Bottinelli affronta la sfida di succedere a Giovanni Polti alla guida della AMAM, che conta quasi 100 associati. Un ricambio programmato per garantire continuità a un’associazione viva e propositiva. Emerge un quadro chiaro: l’economia del Grigione italiano non può vivere isolata. Serve coraggio, flessibilità e capacità di superare confini per costruire il futuro.

    Economia nelle valli del Grigionitaliano: tra sfide e innovazione
  3. Jul 10

    Addio a Massimo Lardi, voce del Grigioni 

    La cultura del Grigione italiano ha perso una delle sue voci più autorevoli. Si è spento a quasi 90 anni Massimo Lardi, scrittore, saggista, storico e docente nato a Le Prese in Valposchiavo nel 1936. Massimo Lardi ha dedicato l’intera esistenza allo studio e alla valorizzazione della storia, della lingua e dell’identità delle valli grigionesi italiane. Dopo il dottorato in Lettere, ha insegnato alla scuola secondaria di Poschiavo e alla Scuola magistrale cantonale di Coira. Per dieci anni ha diretto i Quaderni Grigioni Italiani, punto di riferimento per la cultura della Svizzera italiana. La sua produzione comprende romanzi storici, racconti, saggi, studi biografici, opere teatrali e traduzioni. Tra i titoli più noti: Dal Bernina al Naviglio (2002), Il barone De Bass (2009, tradotto anche in tedesco) e Don Francesco Rodolfo Mengozzi (2018). Nel 2017 il Cantone gli ha conferito il Premio grigionese per la letteratura. “È difficile fare più di quanto abbia fatto lui per difendere e promuovere la nostra lingua e cultura”, ricorda Franco Milani, presidente della Pro Grigioni Italiano, che annuncia un numero monografico dei Quaderni dedicato a Lardi nel 2026. Lo storico Andrea Paganini sottolinea: “La vera caratteristica di questo scrittore è il connubio tra letteratura e storia, la capacità di osservare la storia mondiale dal punto di vista locale della Valposchiavo”. Massimo Lardi lascia la moglie Vera e la famiglia. Il suo lascito culturale continuerà a illuminare le generazioni future.

    Addio a Massimo Lardi, voce del Grigioni 
  4. Jul 3

    Quando la danza unisce le valli: tango e flamenco nei Grigioni

    La passione per il tango ha contagiato la Valposchiavo. Alcune coppie hanno dato vita all’associazione Tango Valposchiavo, che conta circa 30 soci provenienti dalla valle e dalla vicina Valtellina. L’associazione ha organizzato un festival di tre giorni con lezioni tenute da insegnanti professionisti. “Siamo circa 30 associati e speriamo di continuare a organizzare festival e far venire insegnanti che ci aiutano a migliorare nella tecnica”, spiega Michela Paganini, una delle fondatrici insieme a Luca Molinari. Il tango è un ballo che crea comunità. “Si impara ad ascoltare l’altro, a incontrarlo, ad abbracciarlo”, racconta un’appassionata. “È una sensazione bellissima perché si crea una comunità di appassionati”. Al festival hanno partecipato ballerini da Verona, Milano, Brescia, Napoli e persino dalla Francia. Juan Carlos Martinez e Nora Witanowsky insegnanti professionisti giunti da Napoli, hanno guidato i laboratori. “Il tango è per tutti. È una sfida molto personale che aiuta a superare le distanze tra le persone”, spiega Martinez. “Nell’abbraccio si condivide la musica e si fanno sentire emozioni. Questo cura il tango”. Scendendo in Valtellina, il tango diventa medicina. L’associazione Valtango  ASD segue una ventina di persone affette da Parkinson, demenza o Alzheimer attraverso il metodo “Riabilitango”. Domenico Connoci e Ausilia Pederzoli, istruttori formati e specializzati, spiegano: “Lavoriamo sull’equilibrio, sulle velocità e sulle attese. Il tango stimola il soggetto a personalizzare i propri passi in base alle proprie capacità”. L’obiettivo è rallentare gli effetti delle malattie neurodegenerative. “Lavoriamo sui rallentamenti, sul cambio di peso dei passi. Per il parkinsoniano che ha il blocco motorio, con tecniche specifiche lo aiutiamo a superare le difficoltà”, spiega Connoci. A Roveredo, nella casa patriziale, batte un cuore gitano. Vanessa Nicola, che gestisce la scuola Rosa de fuego ha portato il flamenco in Mesolcina dopo aver vissuto due anni in Spagna e aver studiato danza professionale a Zurigo.”Ballare il flamenco è un duro lavoro che si fa con se stessi, non solo fisico ma anche psichico e dell’anima”, spiega. “Bisogna essere costanti e lottare per riuscire a ottenere qualcosa”.

    Quando la danza unisce le valli: tango e flamenco nei Grigioni
  5. Jun 19

    Turismo alpino, identità in evoluzione

    Numeri in crescita, nuove strategie e strumenti innovativi: il turismo nelle regioni del Grigioni italiano sta vivendo una fase di trasformazione che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici. In questa edizione delle Voci del Grigione italiano partiamo dalla Valposchiavo, dove i pernottamenti in aumento – oltre quota 81 mila – e il record di visitatori dei Musei testimoniano una destinazione sempre più attrattiva. In primo piano anche il cambio alla direzione di Valposchiavo Turismo, chiamata a guidare una nuova fase di sviluppo puntando su sostenibilità e qualità dell’offerta. Innovazione è anche parola chiave sul fronte digitale, con il lancio dell’agenda unica degli eventi a sud del Bernina: uno strumento che promette maggiore coordinamento e visibilità a una proposta culturale ricca e diversificata. Ne parliamo con Marcello Raselli (responsabile gruppo operativo Valposchiavo Turismo) e Cristina Parotto (Valposchiavo Turismo). In Val Bregaglia, invece, si rafforza la scelta di un turismo “klein aber fein”, di nicchia e consapevole, sostenuto da una nuova strategia e da un’identità ancora più definita, come sottolinea Jon Bischoff, capo Dicastero turismo del Comune. Infine, uno sguardo al Moesano, dove la stagione estiva, sottolinea il direttore dell’ente turistico regionale Christian Vigne, parte con ottimismo tra nuove opportunità, investimenti e sfide ancora aperte. Un viaggio tra valli che condividono paesaggi, cultura e l’ambizione di costruire un turismo sempre più sostenibile e autentico.

    Turismo alpino, identità in evoluzione
  6. Jun 12

    Musei in movimento tra memoria e futuro

    Un dialogo continuo tra passato e contemporaneità attraversa i musei del Grigione italiano, chiamati a rinnovarsi senza perdere la propria anima. A Stampa, la Chäsa Granda conferma la sua doppia vocazione: custode della memoria locale e ponte verso l’arte internazionale, nel segno dei Giacometti, di Varlin e di Segantini. Accanto alle nuove esposizioni, prende forma un ambizioso progetto di rilancio che punta a trasformare l’edificio storico in uno spazio più accessibile, sicuro e narrativo, capace di dare nuova vita a collezioni e diorami, ma anche di raccontare temi finora poco esplorati come il transito alpino o l’energia. In Valposchiavo l’esperienza museale si fa partecipativa. Il percorso dedicato alla lana accompagna i visitatori lungo l’intera filiera, tra saperi artigianali, sostenibilità e didattica. Un’iniziativa che coinvolge direttamente la comunità, formando nuove mediatrici e rilanciando un patrimonio tessile che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici. A Brusio riemerge invece la memoria industriale con il Museo del tabacco, nato nel cuore di una fabbrica storica dove ogni macchina racconta un mestiere e una filiera che ha segnato la valle. Nel Moesano, infine, il museo diventa luogo di incontro tra generazioni, dove oggetti e laboratori artistici stimolano scambio, creatività e consapevolezza. Tra rinnovamento, partecipazione e riscoperta, i musei regionali si confermano spazi vivi, capaci di custodire storie e reinventarle per il presente.

    Musei in movimento tra memoria e futuro
  7. Jun 5

    Scout, una scuola di vita tra tradizione e futuro

    Dopo vent’anni anni di assenza, i campi cantonali scout sono tornati in Valposchiavo, richiamando circa 400 giovani da tutto il Grigioni italiano per due fine settimana all’insegna di attività, condivisione e spirito di gruppo. Un evento importante per il movimento, che coinvolge centinaia di ragazzi e numerosi volontari, tra organizzazione e accompagnamento educativo. Dietro il campo di Pentecoste c’è un imponente lavoro preparatorio, durato mesi, sostenuto dall’Associazione Poschiavo Esploratori e da una rete di educatori e volontari. Per molti partecipanti, lo scoutismo rappresenta una vera scuola di vita: si imparano competenze pratiche, dalla costruzione ai nodi, ma anche relazionali, come il lavorare in gruppo e il superare le difficoltà insieme. Nonostante un calo di partecipazione rispetto al passato, dovuto alla crescente concorrenza di altre attività, lo scoutismo continua a distinguersi per il suo approccio educativo inclusivo e per l’assenza di competizione, dove tutti trovano spazio. Un’esperienza che lascia il segno nel tempo, come testimoniano genitori ed ex scout che oggi accompagnano i propri figli nello stesso percorso. Anche nel Moesano il movimento è attivo con una ventina di giovani e propone attività durante tutto l’anno scolastico, culminando nei campi estivi. Un impegno che richiede dedizione, ma che continua a trasmettere valori di responsabilità, solidarietà e rispetto, mantenendo viva una tradizione che guarda al futuro.

    Scout, una scuola di vita tra tradizione e futuro

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